Il rientro


Siamo tornati martedì, alle 4.30 del mattino ora italiana. Il nostro viaggio è iniziato lunedì alle 9.30 del mattino.
Quasi 24 ore di assoluto bonheur con la sola consolazione che, al ritorno, l'aereo ci mette quasi due ore in meno da Milano a Hong Kong. Ma ci si abitua a tutto, anche a dei voli così lunghi.
In aereo, quando mi accorgo che sul mini monitor davanti a me, mancano solo sei ore all'arrivo, sono così contenta che inizio a prepararmi per l'atterraggio.
Atterraggio che i piloti della Cathay dovrebbero ripassare sui manuali perchè è già la seconda volta che zompiamo sulla pista sperando che, prima o poi, l'aereo si calmi e freni.

In compenso, l'aereoporto di Hong Kong è meraviglioso, soprattutto rispetto a Malpensa che, come diceva ieri una tizia inglese al marito : it's simply awful. 
E già. L'ultima perla sono i pit stop (così è scritto sul cartello) per il cambio del pannolino. Ne ho trovato uno vicino al gate ma, per raggiungerlo, una rampa di scale. Comodissimo, soprattutto, con i passeggini, strumento abbastanza diffuso quando muniti di infanti che i gradini, da soli, ancora non li possono fare.
Ho chiesto a tre signore delle pulizie stravaccate su delle sedie e intente ad un chiacchericcio postnatalizio : Scusate ma al Pit stop si accede solo tramite scale ? E si. Guardi, noi l'abbiamo detto ma poi, sa, gli architetti ...
E già, gli architetti, una vera piaga della società, con le dovute eccezioni ...
Del resto, Mal... pensa, di nome e di fatto.

Ad Hong Kong, invece, a parte il wifi gratuito (a Malpensa bisogna pagare per la connessione come anche per i carrelli), ci sono diversi pit stop per i pannolini ma fanno stranamente parte dei blocchi toilettes e quindi, di facile accesso. 
Gli stessi ci sono anche a Taipei, un aereoporto più modesto ma in corso di ristrutturazione, dove ti accolgono servizievoli signorine munite di mascherina che ti misurano la febbre. Devi poi calpestare una moquette disinfettante e quando prendi il carrello, sulla sbarra per spingerlo c'è scritto che è germs proof. Insomma, non sono per nulla ossessionati ...

Una mezzora di macchina e, imbambolati dal fuso, con i capelli di nuovo gonfi per l'umidità, siamo finalmente tornati a casa.
E si, perchè nonostante tutto, questa è casa nostra adesso e ci stiamo facendo l'abitudine. Ho la strana sensazione che la mia vita sia una serie di layers sovrapposti (come quelli di autocad per chi ne capisce) che si accendono e che si spengono.
In questo momento è acceso quello di quitaipei ma, fino a quando, ancora non si sa. 






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