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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2012

Curiosità

Questo è il paese degli inchini. Te li fanno dappertutto ma, soprattutto, in alcune catene di department stores dove si raggiunge l'apoteosi al momento dell'apertura, cosa che ci è successa sabato mattina.
Siamo arrivati da Sogo cinque minuti prima delle undici.
In attesa che aprissero le porte, ho visto tutti i commessi e le commesse darsi un'ultima sistematina all'uniforme e schierarsi sull'attenti. 
Al trillo della sirena, le porte si sono aperte e siamo entrati con la sensazione di essere teste coronate che passano in rassegna le truppe. Siamo stati accolti da una profusione di inchini e dal solito coro di Huanying guanglin che, in cinese, vuol dire "welcome".
Credo che succeda solo alla regina Elisabetta quando fa shopping da Harrods. E' stata un'esperienza e, non so perchè, ma in quel momento, il mio pensiero è volato alla Rinascente e ho riso, molto.

L'artista

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 Questo piccolo capolavoro artistico è stata la nota colorata di una settimana grigia dal punto di vista metereologico.
L'ho trovato nell'armadietto dell'asilo, infilato tra le scarpe di scorta ed un pacco di pannolini. In un primo momento ho dubitato se non fosse, piuttosto, un pezzo di carta finito lì per sbaglio e, quindi, da buttare.
Melody, la maestra, mi ha poi confermato che si trattava di un lavoro di Ming, il primo, realizzato, su carta, con timbrini colorati. Rincuorata all'idea che lo stesso dubbio mi è venuto diverse volte davanti a "capolavori" di artisti contemporanei affermati, ho portato subito a casa, con un velo di commozione, anche quello di mio figlio. Adesso i timbrini, magari un giorno dei tagli ... Ancora incapace di farlo a parole, Ming comunica, infatti, a gesti (come ogni italiano che si rispetti) e con espressioni artistiche che spaziano, dai timbrini, a spalmate di shampoo e di balsamo sulla porta della doccia, in cui entra approfi…

Nota serale

Se la risposta ad un messaggio per accertarsi che un invito a pranzo da un'amica taiwanese sia ancora valido, è più meno la seguente : " u are very welcome to come but mia nuora dagli States ha deciso di fermarsi da me per qualche giorno, viene anche un'amica con figlio, ci sono mia zia e mio cugino, mia sorella potrebbe partorire e mio padre è più di qua che di là "
Voi che cos'avreste pensato? Io, che forse era un modo per farci desistere e infatti : thank you ma dont worry. Prenditi cura dei tuoi ospiti e noi verremo un'altra volta.
Ma forse ho male interpretato perchè l'ultimo messaggio recita : are u sure you're not coming ? Very welcome to come. Non so che fare. Risolverò nella prossima mezzora.
E domani, pranzo o no pranzo, aggiornerò il blogghetto, sperando in un raggio di sole dopo quasi sette giorni di pioggia ininterrotta.

Invito a cena con quesito

Anna, do you like it ? Yes, un po' croccante ma non male. Che pesci sono ? It's not fish, it's chicken bones.
E'cominciata così, dieci giorni fa (sono un po' in ritardo con gli aggiornamenti), la cena a cui sono stata invitata da un gruppo di colleghe di Iduzzo.
Il ristorante scelto per l'occasione è stato, ancora una volta, un Japanese barbecue in un quartiere molto movimentato tra Zhongxiao Road e Xinsheng road. Era già buio quando ci sono arrivata, quindi ho potuto solo notare le luci dei tanti bar e ristoranti e la gente in coda per entrarci.

Io non so perchè, anche quando si tratta di cucina giapponese, invece di parare su di un comodo sushi o sashimi, bisogna infilarsi in un posto che sa di fritto e dove ti devi cucinare ossa di pollo su di un piccolo grill al centro del tavolo.
Anyway, tra un bicchiere di sakè e di plum wine, dolcissimo ma buono, ho trascorso due ore molto piacevoli in compagnia di una donna sulla quarantina divorziata con figlio (quella c…

Scatti in giro (a Singapore)

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Aurevoir Singapore

Domenica pomeriggio siamo rientrati a Taipei.
Sabato sera, giusto per rendere il nostro congedo da Singapore ancora più duro, abbiamo assistito per caso, a Marina Bay, ad un meraviglioso spettacolo di luci, sulle note di What a wonderful world di Louis Armstrong e con lo skyline dei grattacieli riflesso nell'acqua (posterò un video a riguardo). 
C'è gente che si commuove per i panorami africani, io mi commuovo per quelli urbani, con la sola eccezione delle Dolomiti al tramonto.
Si è trattato di uno show gentilmente offerto dalla municipalità per intrattenere la gente a passeggio, come anche l'orchestrina jazz che ha attaccato a suonare subito dopo.
Una bella soddisfazione, credo, per il contribuente locale. Un po' come da noi, insomma.

E' stata una bellissima serata che ci ha ripagato della mattinata piovosa trascorsa sull'East Coast di Singapore, quella parte dell'isola dove i locali vengono a rilassarsi in spiaggia e a prendere il sole, quando c'è.
Meno ma…

Nota serale

Sabato sera, mentre approfittavo di un raro momento di libertà (Iduzzo e Ming erano spariti per qualche minuto) mi sono guardata intorno e, nell'ordine, i miei vicini di tavolo erano :
Una sgnacchera ventenne con delle scarpe futuristiche a scacchi bianchi e neri con il tacco altissimo ma tutto spostato in punta.  Insomma, una sorta di porte-à-faux. Mi sono chiesta come facesse a stare in equilibrio, senza cadere all'indietro. Forse erano delle scarpe anticellulite per rassodare i muscoli del sedere. Non che lei ne avesse bisogno ma magari io, invece, avrei potuto chiederle dove le avesse prese.
Una tipa sulla cinquantina scheletrica con dei capelli lunghi neri e lisci, stile Cher, e dei piccoli occhiali da sole. Forse non si era ancora resa conto che il sole era tramontato da un pezzo, e che la luce proveniva dai faretti nel controsoffitto. Il sospetto che si trattasse di una mini celebrità mi è stato confermato dal cameriere : famosa fashion designer locale.
Un uomo tedesco, s…

In Hotel

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In questi giorni, è ormai quasi passata una settimana, viviamo in uno dei grandi alberghi di Orchard Road dove direi che l'80% della clientela sono uomini e donne d'affari. E poi ci siamo Ming ed io. Ufficialmente qui con Iduzzo, ma visto che lui è sempre sparito presto al mattino e rientrato tardi la sera, lo staff dell'albergo ci ha sempre visto soli.
Ma questi due cosa caspita ci fanno qui ? Si saranno chiesti alcuni signori incravattati, che abbiamo incontrato diverse volte, la mattina e la sera, nel ristorante riservato ai clienti dell'albergo.
Alcuni non ce l'hanno fatta e la domanda me l'hanno fatta, curiosi di sapere un po più di questa mamma senza tailleur, ma con le All-star, che invece di leggere il Financial Times, ripete per mezz'ora Rana, Albero, Cane puntando il dito su di un libretto colorato oppure canticchia la canzoncina di Charlie and the numbers sull'ipad.

Ma tante domande avrei voluto farle anch'io a tutti questi uomini di una…

Singapore mon amour

Francamente non saprei da dove iniziare per raccontare questi primi tre giorni a Singapore. E allora parto dal Mount Elisabeth Hospital dove abbiamo trascorso San Valentino. Nulla di grave, ma una tosse sospetta di Ming ha suggerito alla sottoscritta, per nulla ansiosa, una visita dal pediatra del pronto soccorso vicino all'albergo.
Che meraviglia, poter comunicare in inglese con il personale ospedaliero, senza rompersi la testa a risolvere rebus cinesi. Eravamo così felici che, al povero dottore, abbiamo sottoposto tutti quei quesiti che, a Taiwan, spesso, rimangono tali. Abbiamo ripensato ad ogni piccolo disturbo nel corso dell'ultimo anno : senta, io ho avuto un bruciore all'alluce del piede ... Insomma, un completo check-up.
E come dice Iduzzo, non è che le due infermiere, una indiana e l'altra malese, senza contare il giovane pediatra cinese, parlassero inglese per farci un favore. No, qui, è la lingua ufficiale, quella che lega le diverse etnie che abitano questo…

Qui Singapore - The return

Ci è piaciuta così tanto la prima volta che ci siamo tornati per una settimana. Qui, meteorologicamente parlando, è l'anti-Italia : + 30 gradi.
Persino Taipei, in confronto, sembra una città del nord Europa.
Cercherò di scrivere la sera anche se l'afa mi tira giù la pressione e la stanchezza ha il sopravvento. Come sostengo da tempo : dura la vita della fancazzista asiatica ! Notte


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Riflessioni

È piacevole andare in ospedale ed essere riconosciuti dal personale di turno. How are you ? How's your baby ?
Al PCC (Priority Care Center) del Taiwan Adventist Hospital sono ormai di casa grazie a Ming. E ogni volta che ci vado, casco su qualche amico o conoscente occidentale. Inutile dire che i primi minuti di conversazione sono un po' imbarazzanti perchè, a meno di chiari segnali (una gessatura, un bimbo, un occhio gonfio), si evita reciprocamente di sondare le ragioni per cui si è lì, anche se permane la curiosità. Una situazione decisamente difficile da gestire per una persona come me, naturalmente portata alle gaffes e, talvolta, impacciata. Ragion per cui mi sono imposta il silenzio. Ieri, ho sorriso e salutato una coppia di amici americani e poi zitta al mio posto con lo sguardo fisso sull'iphone. Secondo me lei è incinta ...

Detto questo, la cosa che, ieri, mi ha sorpreso, ancora una volta, è come sia radicata, in questo paese, la cultura del servizio e l'estrem…

The wedding party

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Domenica sera siamo stati invitati al secondo matrimonio, anzi wedding party, in meno di un anno.
Trattasi di wedding party perchè, in realtà, non c'è nessuna vera cerimonia nè prima, come da noi, nè durante, come in Israele.
Qui, a quanto pare, ma sto ancora indagando in proposito, ci si sposa solo dopo e civilmente.
Insomma c'è tempo per cambiare idea.

Questa volta a promettersi amore eterno, almeno per la serata, erano Emily, una co-worker di Iduzzo, e Chris che hanno, per di più, optato per il due in uno, ossia engagement e wedding party insieme, mentre la nostra Polly li aveva mantenuti distinti e distanti, a più di tre mesi l'uno dall'altro.
Polly era comunque tra gli invitati e si è offerta gentilmente di darci uno strappo fino al luogo dell'evento.
Se la cosa finisce tardi, le abbiamo poi detto, non ti preoccupare. Possiamo prendere un taxi così ti evitiamo inutili deviazioni. No ploblem. Non finirà tardissimo. Verso che ora ? Alle 21.00 Di già ? Ma inizia sol…

Foto e libri

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Sabato e domenica scorsi sono state due giornate di tempo meraviglioso. Sole, cielo terso e venticinque gradi. Esattamente come in Italia in questi giorni, da quanto mi è sembrato di capire. Io ne ho, così, approfittato per dedicarmi a due attività rigorosamente indoor come il vernissage di una mostra ed un salto alla Fiera Internazionale del Libro di Taipei. Del resto, Furbizia is my middle name. Ne è valsa, comunque, la pena.
La galleria Arki di Taipei, uno spazio espositivo generoso, collocato, come sempre, nello scantinato di un edificio brutto e anonimo, ospita per un mesetto le meravigliose foto di Massimo Listri, un bell'uomo elegante, silenzioso e un po' patinato, esattamente come il suo lavoro. E' un fotografo di interni di un certo prestigio : palazzi storici, biblioteche e dimore di lusso. Non male.
Io non solo mi sono vista e rivista la mostra ma, in attesa che quelli del catering si decidessero ad aprire qualche bottiglia di vino (peraltro acidissimo), mi sono …

Formosa pizza

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E che pizza sia ! Abbiamo scoperto la Formosa Pizza, sottile, croccante e gustosa. Qui, dove di stagioni ce ne sono solo due, la pizza 4 stagioni la fanno ancora comme il faut. Il topping (come si dice in italiano ?) è così abbondante che a malapena si intravvedono mozzarella e pomodoro. Non come in Italia dove, ormai, devi cercare carciofi e olive con il lanternino. Ma qui l'economia è più forte. Monti, pensaci tu !

Stranezze

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Stranezze, ma di un paese civile. Questo cartello è appeso all'interno dei camerini dei negozi Muji.
Confesso che le istruzioni mi hanno creato qualche problema.
Per un attimo ho temuto il soffocamento. Morire per provare una t-shirt mi è sembrato un po' eccessivo. Ma alla fine ce l'ho fatta e, come indicato nell'ultima figura in basso a destra, mi sono anche tolta la face mask prima di lasciare il camerino. Me lo fossi dovuta scordare ...

Un anno fa

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Un anno fa, ieri, entravo in quella che è oggi casa nostra. Dopo un viaggio lungo ed emotivamente impegnativo, ad attenderci a Taipei c'erano i cuscini leopardati che la proprietaria ci aveva lasciato in omaggio, un divano a elle scomodissimo ed il lettino di Ming spedito precedentemente. Noi, invece, avevamo a disposizione un materasso gonfiabile e le valigie vuote come comodini. La tentazione di riempirle di nuovo e di risalire sull'aereo è stata forte ma poco fattibile. Abbiamo tenuto duro e, già dopo l'arrivo della barca con le nostre cose, l'orizzonte si è rischiarato. Dormire su di un materasso che mantiene il suo spessore nel corso della notte è un lusso che diamo troppo spesso per scontato.
Abbiamo familiarizzato con il quartiere e poi con la città che, in fondo, non è poi così brutta. E' un tipo. Ci siamo abituati allo starnazzo dei locali in cinese e, oggi, starnazziamo un pochino anche noi. Non mi fa più strano essere circondata da testine nere con gli oc…