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Io speriamo che me la cavo

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Mi è stato rimproverato di trascurare il mio blogghino. Nulla di più vero. Ci credete se vi dico che non riesco più ad avere mezzora per sedermi davanti al computer ed ignorare il mondo ? A Shanghai ero molto più tranquilla e scialla. Qui, invece, mi sono infilata in tutta una serie di impegni extra figli che mi divertono, mi tengono occupata ma che, evidentemente, non so gestire.
Qualche settimana fa sono andata a parlare con le maestre dei miei figli.  Il giorno dei colloqui i genitori vanno a scuola al posto degli studenti che restano a casa a cazzeggiare, una cosa che non ho mai capito ma che evidentemente aiuta la scuola a organizzare in modo più veloce ed efficiente l’incontro fra chi i figli li cresce e chi, invece, li istruisce … forse.
Mr M e Mr T vanno alla scuola americana e hanno sempre frequentato delle scuole anglofone con l’unica eccezione di Taipei dove Mr M ha fatto due anni in un asilo cinese. Mi sono sempre trovata bene anche perché, fino alla prima elementare, più che …

Cerette e dintorni

Ieri, mentre Lara, una ragazza russa dall'aria gentilissima fino a quando apriva bocca, mi passava uno strato colloso sulle gambe con un rullo simile a quello di un imbianchino, pensavo a cosa scrivere sul mio blog trascurato ormai da qualche mese, del viaggio in Canada ? del rientro a scuola festeggiato con una bottiglia di Prosecco alle otto del mattino ? di un episodio tristissimo di qualche tempo fa ? delle imminenti vacanze per il capodanno ebraico ? 
E poi mi sono detta ma dai perché non parlare proprio di cerette e dintorni e della mia esperienza in tema ? Un argomento delicato e di un'innegabile "profondità" che tocca però più o meno tutte noi #metoo ma comunque paladine del "sesso forte" perché un uomo non resisterebbe a un centesimo di quello che ci tocca subire di cui il parto è l'inequivocabile prova che se anche un Dio c'è non è certo donna. 

Il mio debutto nel regno dei centri estetici risale al mio soggiorno a Taipei e, fondamentalmente…

La vacanza

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E allora abbiamo finalmente un’estate a disposizione per fare una vacanza insieme senza necessariamente andare a vivere nella destinazione prescelta. Ma ovviamente non una cosa semplice, che ne so, un’isoletta greca, Cipro, Malta ma anche la Sicilia e, perché no, Stoccolma. No, il dito è stato puntato sul Canada nel suo punto più distante da Israele, Vancouver e dunque la costa ovest.
Sveglia alle 4.30 del mattino e, quando il sole dormiva ancora, in aeroporto per un volo, via Francoforte, che in qualcosa come 14 ore ci catapulterà dieci ore indietro nel tempo in una città da cui mi aspetto molto e che sono curiosa di esplorare.
Insomma una bella traversata transcontinentale come ai vecchi tempi dove quando mancano cinque ore all’atterraggio, cominci già a piegare il tavolino e a raddrizzare il sedile perché ti senti quasi arrivato. Se non altro ci siamo liberati di passeggini, pannolini, giochi e biberon. Adesso, in fondo, è un gioco da ragazzi grazie anche a Steve Jobs a cui non smett…

Si resta

Tel Aviv. Il mio amore trasandato

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La prima volta in cui ho messo i piedi a Tel Aviv risale ormai ad una ventina di anni fa. A quei tempi bazzicavo di più Haifa, la sorella più seria e composta, in bilico fra il mare e il monte Carmel.
La famiglia del coniuge viveva lì da sempre in un bellissimo appartamento con finestre grandi e luminose sul verde dei pini marittimi.

Mia cognata, allora studentessa universitaria, mi descriveva Tel Aviv con lo stesso entusiasmo con cui io ancora parlo della mia New York, una città frizzante e dinamica dove tutto poteva succedere.
Diciamo che per una teenager di Haifa, città che peraltro amo, anche Novara probabilmente avrebbe potuto avere un suo fascino.
Tuttavia quando, dopo un'ora scarsa di auto, sono finalmente arrivata nella città conosciuta anche come White City, l'ho trovata di primo acchito davvero poco white ma soprattutto brutta, sporca e incasinata.
Mi aggiravo per le strade chiedendomi cosa avrei potuto fotografare. Il mio sguardo da italiana ed europea, abituata a canoni…

Shabbat shalom

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Per anni questa cosa del fine settimana anticipato l'ho trovata scomoda e ridicola. Quando poi ho lavorato con degli Israeliani dall'Italia il fatto che mi chiamassero di domenica mi mandava in bestia.
Adesso che viviamo qui, i miei figli vanno a scuola normalmente dal lunedì al venerdì e quindi ce li ho sul gobbo la domenica quando, invece, il coniuge va in ufficio. 
In compenso il venerdì, e questo dovrebbe essere il plus, avremmo a disposizione metà giornata tutta per noi, senza figli tra i piedi, ma uno risponde a chiamate di lavoro dal resto del mondo che il venerdì invece lavora, e l'altra partecipa a riunioni che la scuola organizza proprio quel giorno lì.
Ci ritroviamo tutti e quattro insieme solo il sabato o shabbat come si dice da queste parti.

Per gli ebrei osservanti, Shabbat, che in ebraico significa "riposo" o "astensione", non è il giorno dello shopping, del cinema e della pizza ma piuttosto quello in cui, secondo le sacre scritture, Dio si è…

Mesegavir

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Tre settimane di temporali e vento che hanno messo in ginocchio un paese pronto, però, in caso di attacco nucleare, hanno lasciato di nuovo posto a cielo blu e sole. Del resto mia suocera me lo aveva ripetuto più volte : In Israele l'inverno dura dal 1 al 31 gennaio.
Non l'ho mai presa seriamente anche perché quando me lo diceva, era quasi Natale, avevamo 25 gradi ed io giravo ancora in infradito. Poi ho sempre avuto l’impressione che per gli Israeliani il concetto di inverno fosse più legato all’accorciarsi delle giornate piuttosto che a un drastico calo della temperatura. Già a fine settembre, quando viene buio presto ma sei ancora in costume da bagno, li senti lamentarsi che winter is here. E già.
Ad ottobre se ne autoconvincono combinando shorts con Moonboot o sciarpe solo per dimostrare che, in fondo, anche da loro arriva l'inverno.
A novembre comincia a fare freschino ma solo in casa perché tendenzialmente sono restii ad utilizzare qualsiasi forma di isolamento, un po'…