Il fine settimana



Lo sussurro, perchè ancora non ci credo, ma sembra che i domiciliari siano finiti. I virus ci hanno lasciato per altre dimore e famiglie. C'è ancora qualche naso che cola ma, nel complesso, stiamo meglio.

In vista della prossima partenza per l'Italia, ho deciso di tenere a casa Ming dall'asilo. Meglio prevenire. Decisione che, molto probabilmente, avrà turbato gli animi della fidanzatina di Ming, 21 mesi, mora (ho ricevuto notizia del fidanzamento dalla maestra che mi ha anche mostrato delle foto rubate durante atteggiamenti di inequivocabile affetto). Se è una cosa seria, aspetterà.

Ho anche la sensazione che la nostra latitanza, durata più di un mese, ci abbia declassato socialmente. Un "no grazie" ad alcuni inviti, per eventi serali e non, deve essere stato male interpretato e temo che qualcuno ci abbia depennato dalla propria rubrica. Il mondo expat, qui, ha delle regole ferree. O ci sei, o sei out. Sei debole fisicamente ? Ti viene l'influenza ? Beh, cara, aurevoir ... 
La prossima volta, se ce ne sarà una, giuro che presenzierò, anche l'evento più insignificante, in pigiama, con coperta e kleenex. 

Isolati, abbiamo così dedicato sabato mattina a Costco, un supermercato all'ingrosso americano, stile Metro, dove se vuoi un dentifricio ne devi comprare 50, se vuoi del ketchup c'è solo la confezione da 3 litri. Insomma, comodo. Tuttavia, solo qui, troviamo la pasta, la carne buona, il pesce surgelato ed il panettone. Come gli Ottimini, è apparso anche lui sugli scaffali e nemmeno tarocco come il parmigiano prodotto in America. No, un vero panettone italiano e anche buono.

Domenica invece, siamo andati a mangiare all'American Club dove, come ho già scritto, di american ci sono solo gli hamburger e la moquette per terra. Per il resto, tutti cinesi.
Lì abbiamo incontrato dei nostri amici israeliani, che ancora non ci hanno declassato, e con cui è sempre piacevole fare due chiacchiere. Lei è una sportiva, a mio avviso, eccessiva. Ma forse la mia è invidia visto che siamo agli antipodi. Lei ne fa troppo, io troppo poco. Comunque, è sufficiente lasciarla parlare delle sue prodezze agonistiche, per sentirsi stanche come dopo un'ora di tapis roulant.  Ovviamente è anche astemia e vegetariana, mentre la sottoscritta è decisamente alcolica e carnivora. Però mi è simpatica e, soprattutto, si lascia prendere in giro, grande qualità.

Nel pomeriggio, mi sono avventurata per un'oretta di shopping natalizio. Stivali, al posto delle infradito, perchè domenica pioveva e, via, verso i grandi magazzini vicino a casa. Un delirio. Folle di crapette nere ovunque. Tanti stand promozionali dove vincere un cellulare oppure una televisione di ultima generazione con ragazzine seminude, s-vestite di rosso, che starnazzavano ai microfoni: chin, chun, chuan, Samsung ... e via discorrendo.
Ho resistito un'ora, il tempo sufficiente per acquistare una cosa sola. Non capisco perchè, nei grandi magazzini, non ci sia una cassa centrale. Ogni spazio monomarca ha la propria.
Quando paghi, la commessa di turno prende i soldi o la carta e sparisce. Ti dice solo wait a moment please e, trotterellando, si allontana, anche per un quarto d'ora. Poi torna e ti dà il resto e lo scontrino. Se paghi Visa, il quarto d'ora diventa una mezzora, perchè prima sparisce con la carta, poi torna per farti firmare la ricevuta e poi risparisce di nuovo per andare a recuperare la tua Visa. Tutto molto logico.

E così, dopo un solo acquisto insignificante, ho girato i tacchi e sono tornata a casa dove ho concluso il mio fine settimana scaldando la cena di Matteo in una pentola nuova. Si, ma dimenticandomi di togliere l'etichetta sul fondo. Pompei a Taipei.  






Commenti

  1. Cio Anna sono Giorgia, appena arrivata a Taipei :)
    Ho visto che partite in Italia x Natale ... Se ti va magari quando rientrate ci si può incontrare ... sempre che il jet leg mi abbia abbandonato e mi sia ripresa cosa che mi auguro vivamente!!!ciao ciao allora buone vacanze ... A presto!

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  2. Ciao Giorgia, sicuro. Ti scrivo una mail.

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