Dai secchi a Schubert

La giornata di ieri, se dovessi utilizzare un termine musicale, è stata un crescendo.

E' partita malissimo con l'ennesimo problema al lavandino del basement, croce e delizia, anzi croce e basta, della nostra casa.
Scarico bloccato, anche i tentativi 'fai da te' di Iduzzo non sono serviti se non ad allagare il pavimento e ad attivare i papiri per un divorzio lampo, mi sono ritrovata a riempire e a svuotare secchi con l acqua scaricata dalla lavatrice, nell'attesa che l'idraulico mi richiamasse.

Un'ora e passa in cui la mia lavatrice ed io ci siamo finalmente conosciute meglio. Ho scoperto,infatti, che carica, e scarica, acqua almeno tre volte durante il programma normale, che centrifuga in modo diverso all'inizio e alla fine. Insomma due palle. E fuori una giornata da urlo. Cielo terso, sole e tutte le gamme del verde.

Grande sconforto a cui ha posto fine, finalmente, il figlio di Mark, l'idraulico, che, verso mezzogiorno, ha suonato, a sorpresa, alla mia porta. L'avrei abbracciato. Un ragazzone più giovane di me, anzi meno vecchio, capellino da baseball, di poche parole, ma preciso ed efficiente.
Abbiamo chiacchierato un po' e poi gliel'ho detto che a volte basta anche solo un messaggio per dire al cliente o alla cliente quando possono venire e torna il sereno. Che loro non si rendono conto di quanto frustrante possa essere avere un gabinetto o un lavandino bloccato, un rubinetto che perde, un marito che fa danni. Insomma credo di avergli fatto pietà. Mi ha spiegato che fanno del loro meglio ma che il lavoro, guarda un po', è davvero tanto. E infatti io a Ming farò fare l'idraulico, altro che studi accademici.

Rinfrancata dal suo intervento, mi sono poi occupata dell'ennesima febbre da dentizione di Tommaso che, con questa, però, dovrebbe aver finito. E intanto guardavo l'orologio e mi dicevo chissà se ce la farò ad andare al concerto di piano, come previsto. Ma ce l'ho fatta. Rapida rassettata e via verso la chiesa di St.George in centro città dove è in corso il Festival de la musique de chambre de Montreal.
Posto bellissimo e suggestivo, nonostante l'inevitabile scomodità delle panche, una delle ragioni che mi hanno portato all'agnosticismo, ma soprattutto un bellissimo programma ed una grande interprete, la pianista canadese Angela Cheng.
E voi mi direte ? Ma chi è? E, infatti, da ignorante, non lo sapevo nemmeno io. Sul programma solo la sua foto di quando aveva vent'anni ma soprattutto di quando pesava cinquanta chili meno.
In realtà una fra le più grandi interpreti locali e, forse, anche internazionali.

Una specie di lottatrice di sumo inguainata in un vestito da sera di seta viola, forse pesava meno lo Steinway su cui suonava, ma quando faceva scorrere le dita sui tasti, c'era un qualcosa di magico. Prima volta che mi succede di commuovermi ad un concerto. Ma dopo una bellissima sonata di Schubert (Sonata in A major, Op.120, D.664) http://youtu.be/ofjvMoHZMek, i lacrimoni sono scesi al notturno di Chopin (Nocturne in E Flat Major, Op.9 N.2)http://youtu.be/ZueoFgG3oJ8 con cui ha concesso un gentile bis. Meraviglioso.
E allora mi sono detta che forse a Ming farò fare il pianista. Risolleverà comunque lo spirito e l'animo di tutte le casalinghe in attesa dell'idraulico.

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