Dal bianconeve al blumare


alla fine è arrivato il premio. La ricompensa per tanto penare metereologico. Finalmente dal bianco neve al blu mare.
Pausa vacanziera in quel di Tel Aviv dove il tempo non ti delude mai.
Sei mesi di disintossicazione da voli e aereoporto non sono serviti a farmi cambiare idea : volare è una punizione divina di cui, purtroppo, non si può fare a meno.

Ridotte le nostre trasferte di qualche ora, rispetto a quanto ci toccava da Taipei, per raggiungere Israele sono sempre quelle dieci ore di patimento. Le opzioni sono diverse ma noi abbiamo accordato la nostra preferenza ad Airfrance e, dunque, volato via Parigi.
La mia diffidenza, salvo eccezioni, nei confronti dei cugini d'oltralpe si è trasformata in stizza acuta quando già al check-in di Montreal, nonostante avessimo due valigie in quattro, volevano farci pagare quasi 70 euro di sovrappeso per 300 gr in più. Franchaiment, starete scherzando. "No. Desolee mais ce sont les règlements." Mentre Iduzzo aveva già chiesto il numero di François Hollande, io cercavo di far ragionare la mangia baguette al desk : "non abbiamo forse diritto a quattro valigie da 23 chili l'una ?- Oui - Ne abbiamo solo due che, insieme, fanno 46.3 invece di 92. Secondo lei non si può chiudere un occhio per quei 300 gr o devo andare a comprare una valigia in più adesso per ficcarceli dentro ?
Oui Madame je comprends mais ce sont les règlements." Stavo per saltarle alla gola quando è finalmente intervenuta una tipa a cui hanno inserito un cervello alla nascita e che, attenzione, solo dopo aver pronunciato un "exceptionnellement" solo perché pareva brutto darci ragione, ha autorizzato l'idiota al desk a farci passare.

Durante il volo, quando cadaverica ed appiccicaticcia dopo una notte insonne con in braccio Tommaso, la schiena a pezzi ed il formicolio alle gambe, mi sono alzata per andare a cambiargli il pannolino, avvicinandomi alle toilettes a me più vicine, mi si è parata davanti una stangona vestita di blu con cappellino : "Madame, exceptionellement je vous laisse utiliser ces toilettes qui seraient pour l'usage de la classa business."
Ho ringraziato anche se di un passager business manco l'ombra, aspettandomi dunque un bagno con doccia e idromassaggio, giunchi e candele profumate. Invece, guarda tu, il solito bugigattolo sporco e scomodo proprio come nella economy. E allora perché quel "exceptionellement"? O me lo fai usare e stai zitta oppure no.

L'apoteosi l'abbiamo raggiunta all'imbarco del secondo volo da Parigi a Tel Aviv dove stanca, rincoglionita da un fuso per cui non sai più che ora è, dove sei e da dove vieni, ho visto avvicinarsi un nanetto con barbetta idiota, occhialoni cerchiati di nero, badge al collo ed un mazzetto di etichette in mano, che così mi si è rivolto, indicando il mio bagaglio a mano : "Ca c'est a vous ? - oui - bon, alors je le prends avec moi car il n y a plus de place dans les cabines sur l'avion. Il faut tout envoyer en bas avec les autres bagages." Ho avuto il mio solito momento di esitazione da persona buona e civile che vuole evitare alterchi ma poi gli sono letteralmente saltata addosso, fra lo sguardo stupefatto degli altri passeggeri in attesa. Ed in un francese che mai mi è uscito così bene e fluido gli ho detto che se lo poteva scordare visto che all'interno avevo tutto il necessario per due bambini.
Al "Madame, ma questi sono gli ordini del comandante" gli ho intimato di farmici parlare con sto comandante e, intanto intorno a me si era radunato un gruppo di mangia baguette colpito dalla stessa ordinanza che mi mandava inutili segnali di supporto senza, peraltro, aprire bocca. 
Dopo una decina di minuti ecco riemergere dal finger il cerebromutilato che, da lontano, mi fa cenno che è tutto ok e di procedere al boarding con il mio valigino.
E così facciamo, non appena il megafono annuncia che le famiglie con bambini possono salire per prime, uno dei pochi benefit di volare con i nani. Un ciccione procede a scannerizzare le nostre carte d'imbarco quando ecco che ne prende una, la guarda con sospetto e poi, serio, esclama : "C'est pas possible." E che cosa di grazia, era pas possible ? Non era possible che avessero assegnato a Tommaso un posto vicino all'uscita d'emergenza. Bisognava, quindi, riorganizzare il tutto cosa che ha preso quaranta minuti e per la quale, con una certa arroganza come se la colpa fosse nostra, ci ha ordinato di toglierci dai piedi, di tornare a sederci e di aspettare che tutti gli altri passeggeri fossero imbarcati. Quell'uomo ha rischiato la vita se non fosse stato per Iduzzo che, sempre in attesa di parlare con François Hollande, mi ha invitato alla calma.

Finalmente sull'aereo, il personale di bordo si accorge che uno dei nostri posti era stato assegnato ad un altro passeggero e quindi di nuovo il caos. Io non ci ho visto più e ho cominciato ad urlare una serie di "n'importe quoi, c'est n'importe quoi, mais vraiment n'importe quoi" fino a quando Iduzzo mi ha proposto di sedermi da sola nella fila dietro : "così stai tranquilla e magari dormi un po'"
Ho raccolto l'invito e mi sono sistemata vicino al finestrino, posizionando il cuscino in modo da evitare un ennesima paresi al collo. Ma mentre le palpebre pesanti come piombi stavano per cadere ecco che la segaligna infighettata parigina seduta di fianco a me, si gira e mi dice : "Mais vous venez d'où ?" forse incuriosita da tutto il casino che avevo fatto fuori e dentro all'aereo.
Le do due dritte secche su provenienza e destinazione ma invece di scrollarmela di dosso, quella si ingrippa ancora di più e non mi molla per buona parte del volo. Quando, finalmente, torna ad occuparsi dei fatti suoi, si sveglia Tommaso e rincominciano le acrobazie.
Grazie al cielo, invece, Ming, esausto, aveva praticamente dormito tutto il volo, tanto da lasciarsi scappare un "mamma già a Tel Aviv ? That was quick" per cui avrei strozzato anche lui.

Una volta atterrati, tolti giacconi e calze, recuperati i bagagli, baciati e abbracciati nonni, zii e nipoti, approdiamo finalmente a casa. Mi siedo un minuto per scrollarmi di dosso un po' di stanchezza ma con un unico pensiero, quello di dirigermi verso il letto più vicino dove collassare per qualche ora.
Si avvicina mio suocero : "So Anna how is your new life in Montreal ?"
Magari ne parliamo domani ? 




Commenti

  1. Che fatica,povera Anna. Ti capisco molto bene: sono appena tornata da Shanghai con 17 ore di viaggio sul groppone...e non avevo minori al seguito! ..e nemmeno mangiabaguettes. Solo qualche rumoroso turco! Buona vacanza.Anna C

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