Dalla musica alle carote


E' stato, quello scorso, un curioso fine settimana.
La prima parte, ossia sabato mattina, l'ho trascorsa, in parte, alla McGill School of Music, il Conservatorio locale, in attesa che Ming terminasse il suo corso di "Petits Musiciens o Little musicians" a cui l'abbiamo iscritto su suggerimento delle maestre dell'asilo.


Che la musica gli piaccia non v'è alcun dubbio, che il nostro dovere di genitori sia anche quello di assecondare possibili interessi o propensioni dei nostri figli anche, ma che 'sto maledettissimo corso per infanti debba proprio essere alle nove del mattino di sabato, mi sembra eccessivo.
Ca va sans dire che l'orario sia stato scelto da Iduzzo, spedito incautamente da solo ad iscrivere Ming e che, così, ha commentato : "Ma dai, è perfetto. Così ci da una "structure" al sabato invece di perdere tempo." Non so ma a me sembra, talvolta, di vivere in una base militare. Fra un po' dovrò lucidarmi le scarpe la sera. Del resto, te lo sei cercata israeliano ? Ora assumi.

Poi mi sono detta, metti che, in una remotissima ipotesi, Ming prosegua i suoi studi musicali e tu debba assicurare la sua permanenza al pianoforte per quelle dieci ore giornaliere, se già mi crolli adesso, non andremo da nessuna parte.
Quindi, alè, di nuovo sveglia all'alba, sorriso ebete stampato sulla faccia ed una sola raccomandazione a Ming : vedi di diventare Uto Ughi o ti strozzo.


A motivarmi poi, più di tutto, è stata la conversazione con la mamma di Singapore, un donnino minuto, dolcissimo e anche un po' depresso da prima esperienza expat, ma comunque e sempre una Tiger mom. Quando ha saputo di Matteo e del corso di musica, si è illuminata. "Very interesting. I want my daughter to do it. I don't like her wasting time. Now she's learning hockey maybe one day big star and she does also arts maybe one day big painter. She tried gym but too much fun no serious."
Sua figlia compie quattro anni fra una settimana.

Dai, allora provaci anche tu, magari proprio "Tiger" no, ma un po' meno koala. Datti una mossa e porta tuo figlio al corso di musica alle nove del mattino. Magari ne farai un musicista.
Siamo entrati nella hall della School of Music e, alla vista di un grande ritratto di quello che credo sia Mr James McGill, avvolto in un mantello rosso, Ming ha esclamato ad alta voce : "guarda mamma babbo natale." Good start. 

Il corridoio fuori dalla classe con il cartello "petits musiciens/young musicians" pullulava di padri e madri dai tratti somatici inequivocabilmente asiatici, impegnati a togliere scarponi e giacche ai loro talenti in fieri
Ma, con mia grande sorpresa, il secondo gruppo che si faceva notare era quello degli italo-canadesi, decisamente più rumoroso ed allegro. Una volta individuata, e anche molto facilmente, la provenienza della sottoscritta, mi sono ritrovata circondata dal caldo abbraccio di sconosciuti che, al posto dei nomi propri, si presentavano in base alla provenienza : io, Campobasso, lei Pescara, lui Catania. Ovviamente posti che conoscono marginalmente perché tutti nati e cresciuti a Montreal.

E così mentre Matteo, Luca, Samuele giocavano a diventare musicisti famosi (e che le Tiger moms mi perdonino il termine "giocavano"), io intrattenevo divertentissime conversazioni con i compatrioti ed il loro strampalatissimo italiano "you want ti prendo coffee ? - quando ero young non tanti toys, we giocavamo con ball di carta, now music ..." Strampalatissimo italiano che poi, è già quello che parla Ming dopo nemmeno cinque mesi di permanenza in questo posto.
E quindi mentre gli asiatici attendevano, in silenzio e a capo chino, la fine del corso, gli italiani si abbandonavano al solito cicaleccio fino ad essere gentilmente richiamati all'ordine da una delle maestre. 

All'uscita, tanti faccini e molti, seri e composti, come se avessero assistito ad un requiem. Mi hanno colpito gli occhi di una bimba gonfi di lacrime, ad indicare quanto si fosse divertita, ed il padre, un omone che, poco prima, mi aveva guardato con aria di sufficienza perché avevo scambiato, con un contrabbasso, il violoncello di una ragazza che era passata in corridoio. Alla maestra, un po' impensierita per la figlia, ha semplicemente detto : "no worries she s just a big tired. She'll do better next time." Salvatela !
Gil ultimi a lasciare la classe, guarda caso, sono stati Matteo, Luca e Samuele, sorridenti, caciaroni ed entusiasti. Sicuramente non diventeranno dei musicisti famosi. Saranno semplicemente dei bambini felici.




La seconda parte del nostro fine settimana l'abbiamo trascorsa a nutrire cervi ed alci in un parco naturale (www.parcomega.ca) trasformato in safari. L'idea, ovviamente, è partita da Iduzzo che, come ogni domenica (ormai mi sono arresa) trascina fuori l'intera famiglia. Ma, questa volta, l'opzione "safari" e quindi la presunta permanenza in auto, mi ha convinto più facilmente ad infilarmi moonboots e calzettoni.
Il posto, ad un'ora abbondante di macchina, sulla strada che collega Montreal ad Ottawa, è, anche per una "urbana" come me, davvero stupendo. Peccato l'ansia della sottoscritta all'idea di ritrovarsi il muso peloso si un'alce in auto, cosa che, invece, ha esaltato la componente maschile del gruppo.
E dopo un pic-nic consumato all'interno di una tenda parzialmente riscaldata, giusto per quel quarto d'ora di sofferenza quotidiana, ci siamo rimessi in marcia verso casa.

Prima di arrivarci, però, una delle esperienze più insolite della mia vita : l'attraversamento in macchina dell'Ottawa river ghiacciato. 
E, in questo caso, ho scoperto anche quanto il mio cervello sia bislacco.
Sempre a disagio quando attraverso un fiume all'interno di un tunnel, sul ghiaccio, invece, nessuna paura, nessuna remora. Anzi. Ci siamo fermati a curiosare perché non eravamo soli. La gioventù del luogo, ragazzi che, a Milano, farebbero la vasca in centro, si era data appuntamento proprio lì per una domenica pomeriggio di pesca, con le lenze infilate in appositi buchi nel ghiaccio, anzi "buc" come li ha definiti in "francese" Iduzzo, di chiacchiere e di birra.
Ad attenderti sull'altra sponda, una signora in pile che ti chiede tre dollari per, poi, farti passare da quello che sembra il backyard di casa sua. Insomma, as simple as that.


Oggi è di nuovo domenica, il tempo vola davvero, ma grazie ad una delle mie congiunture astrali favorevoli, Iduzzo è un po' raffreddato cosa che, nel suo caso come in quello della maggior parte degli uomini, è paragonabile ad una malattia terminale per cui riposo. Mi concederò, se riesco, una comoda visita al civilissimo e riscaldatissimo Fine Arts Museum e mi porterò dietro Ming. Starò diventando una Tiger ?


Commenti

  1. Alle 9 di sabato mattina un corso di musica....no, nn ce la posso fare giuro, a parte che Miciomao al sabato mattina va a scuola, quindi...
    Per fortuna che hai trovato una bella compagnia di chiaccheroni!!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Tel Aviv. Il mio amore trasandato

Mesegavir

Shabbat shalom