Gabriel e Teresa

Una volta piangevo poco e non capivo le poesie. Adesso, sarà l’età più matura e gli ormoni ancora in circolo dopo due gravidanze, mi commuovo facilmente e proprio con le poesie :

"Viaggiare è andar via di casa,
è lasciare gli amici
è provare a volare.
Volare imparando altri rami
percorrendo altre strade
è tentar di cambiare.
Viaggiare è travestirsi da folle
dire “non mi importa”
è voler ritornare.
Ritornare apprezzando quel poco
degustando una coppa
è di nuovo provare.
Viaggiare è sentirsi poeta,
scrivere una lettera,
è voler abbracciare.
Abbracciare arrivando a una porta,
agognando la calma,
è lasciarsi baciare.
Viaggiare è farsi mondano
conoscere altra gente
tornare a cominciare.
Viaggiare è andar via di casa,
travestirsi da folle
è dire tutto e niente con un bollo postale.
Dormire in un altro letto,
sentir che il tempo è breve,
viaggiare è ritornare".

Gabriel García Márquez


Non la conoscevo e l’ho scoperta leggendo il meraviglioso blog della mia amica Teresa (asia-monamour.blogspot.com) l’altro pomeriggio quando, qualche ora prima, ad un semaforo, ero stata colta da un improvviso attacco di nostalgia e disorientamento. Succede con la stessa dinamica di uno tsunami. Cammini, pensi ai fatti tuoi ed, improvvisamente, senti montare in te un forte senso di disagio e di tristezza. Vorresti poter scappare e stringere forte alcune facce che ti sei lasciata indietro un po' ovunque.
Senti  di non appartenere al posto in cui ti trovi in quel preciso istante ma, nello stesso momento, non sapresti dove vorresti essere.
Quando scatta il verde, tutto passa, torna come prima e ti sembra che sia normale essere proprio là dove ti trovi.

Questa poesia è un’ennesima perla trovata grazie a Teresa che mi guida ed ispira, lungo questa esperienza in Cina, con i suoi preziosi consigli ma soprattutto con la passione per questo paese, e per l’Asia in generale, che emerge, forte ed intensa, proprio dalle pagine del suo blog. 
Leggetelo ma non come il mio che è perfetto per l’attesa dal dentista, la coda in tangenziale, la vasca da bagno oppure le crisi d’insonnia. No, il blog di Teresa va letto con una tazza di tè in poltrona una domenica pomeriggio. E, se possibile, con alla mano un pezzo di carta ed una matita per appuntarsi qualche sua riflessione, il titolo di un libro o il nome di un paese da visitare alla prima occasione.

Teresa ha avuto la sventura di incontrarmi a Taipei non appena arrivata, ormai quattro anni fa, con suo marito Igor, le valigie, e Shanghai, dove aveva vissuto per diversi anni prima, nel cuore. Neppure la lettura del mio blog delirante, con il quale mi ha scoperto, l'aveva insospettita e spinta a desistere. Ci siamo incontrate per la prima volta, ancora lo ricordo, in un caffè all'interno della libreria Eslite di Xinyi, a pochi passi dal Centouno di Taipei, ed io avevo ancora il pancione di Tommaso.
Ciò che mi ha subito affascinato di lei ? Oltre al sorriso, la sua strabiliante scioltezza nel parlare una lingua, il cinese, che per me resta un mistero. Ma come fa ?, mi sono chiesta tante volte mentre, nel giro di un nano secondo, scivolava da suoni familiari a quello che per me resta molto simile ad uno starnazzamento.
A Taipei mi ha tirato fuori dai pasticci diverse volte quando, con un ennesimo messaggio, le chiedevo una parola, un significato o addirittura le passavo direttamente al telefono il mio interlocutore enigmatico del momento.
Ma il suo amore e la profonda conoscenza dell'Asia sono riusciti a contagiare anche me e a smorzare quella terribile combinazione di ignoranza e cinismo che un po' mi contraddistingue. 

Tirato, comunque, un sospiro di sollievo alla mia partenza per il Canada, immaginatevi lo sconforto di Teresa quando ha saputo che sarei tornata dalle sue parti e, per di più, nella sua Shanghai che lei preferisce di netto a Taipei.
Ammetto di sentire il peso di questa responsabilità ed, ogni volta, che ho scritto o sto per scrivere un'ennesima cattiveria su Shanghai, mi fermo un attimo, bisbiglio uno "scusa Teresa" e poi, vabbè, la scrivo lo stesso.

Ma i "grazie Teresa" sono molto più frequenti perché, da quando sono rientrata nell'emisfero delle bacchette, ho seguito tutti i suoi suggerimenti, ho condiviso con lei riflessioni ed impressioni su gente, abitudini e luoghi. Ho buttato via i paraocchi e mi sono tuffata in Shanghai, a volte, sbattendo la testa ma, molto più spesso, lasciandomi meravigliare. Ho e sto imparando tanto di una cultura che affascina proprio perché così diversa dalla nostra. Perché come dice Angela Terzani nel bellissimo libro Giorni Cinesi : "Bisogna cercare di sospendere i nostri giudizi di valore e comprendere questa civiltà come "l'altro"".
E da domani ricomincio le lezioni di cinese con il maestro Wang, o Wang laoshi, e magari inizierò presto a starnazzare un po' anch'io. Il telefono di Teresa sarà, così, meno caldo.

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