I vicini

In letargo non ci vanno solo gli orsi. Ci vanno anche i vicini. Conosciuti finalmente nel periodo primaverile estivo, sono scomparsi di nuovo. Il freddo invernale non invita, infatti, alla chiacchiera prolungata davanti alla porta di casa. Si arriva, si parcheggia e si entra rapidamente a casa. Alcuni hanno poi l'accesso al garage interno per cui spariti fino alla prossima fioritura. Siamo tutti tornati al solito cenno di mano, allo sguardo di compassione reciproca quando impegnati a spazzolare via la neve dal tergicristallo e, nei casi più urgenti, ad un sms.

Per non dimenticarli, quindi, ve li presento. 
Nella casa attigua alla nostra, sulla destra, vive una coppia, lei originaria di San Salvador ma nata e cresciuta a Montreal, lui, invece, tedesco. Si sono incontrati qualche anno fa ad una festa ed ora vivono insieme nella casa di lei. Per mesi mi sono chiesta che cosa facesse lui nella vita visto che lo vedevo uscire e rientrare in orari molto strani.
Sulla sua origine teutonica, invece, pochi dubbi. Organizzatissimo, il ragazzo, poco più vecchio di noi, d'inverno ha la spalatrice meccanica e, in autunno, l'aspiratore per le foglie. D'estate l'ho visto non solo accucciato ad invasare piantine per poi sistemarle in giardino  perfettamente distanziate le une dalle altre, ma l'ho anche beccato in cima all'acero dietro casa, armato di sega elettrica, per eliminare alcuni vecchi rami. 

Finalmente a cena insieme, dopo diversi tentativi falliti durante l'inverno, e interrogati dalla fidanzata, dall'animo latino e quindi decisamente più disinvolta, abbiamo parlato di noi e della nostra vita. Ai tanti "so interesting" di lei, lui ha risposto con sguardi di partecipazione e simpatia ma sempre molto controllato. Poi, improvvisamente, agganciandosi ad uno dei tanti episodi del nostro repertorio Taiwan, ha buttato lì una frase in cinese. Non l'ho certo lasciata cadere così nel vuoto anche perché si trattava del suo primo intervento in una chiacchierata iniziata diverse ore prima. 
Parli cinese ? gli ho chiesto.
Si, capisco qualcosa. Ho fatto un giro in bicicletta in Cina qualche anno fa. Ma dai ? Giri in bici ? - Si, lo facevo in passato. Sono andato da Lione in Iran, frase espressa con lo stesso tono di uno che ti dice che ha fatto la Milano-Chiaravalle. Sono stato via più di un anno, quando non avevo più soldi mi fermavo qualche mese a lavorare e poi proseguivo. Una bella esperienza. Fine del racconto. Del resto, avrà pensato, a chi mai potrebbe interessare la storia di uno che molla tutto, prende la sua bici e attraversa il mondo ? 
Gli ho fatto qualche altra domanda poi mi è sembrato di percepire un'ombra di malinconia, forse per un periodo della sua vita ormai concluso, e quindi ho mollato l'osso. E ora che fai ? - perché quando mi ci metto posso essere davvero fastidiosa. Ma sul presente ho colto una lucina negli occhi e allora mi sono tranquillizzata. Faccio il pilota di aerei da turismo. Ma il mio sogno è quello di diventare pilota di linea.
Ho iniziato tardi ma in un paio d'anni avrò ore di volo sufficienti per lavorare per qualche linea aerea. Insomma davvero un personaggio "noioso". A volte le apparenze ingannano. 

Nella casa sulla nostra sinistra vive, invece, una famiglia con due ragazzini adolescenti. Sono stati i primi vicini che abbiamo conosciuto e che ci hanno dato una mano in un paio di occasioni in cui eravamo en panne. Lui, è di origine israeliana, tanto per cambiare, e, giusto perché la vita è, molto spesso, una questione di coincidenze, fa' molto business con Taiwan. Perché ? Questo non l'ho ancora capito ma, a quanto pare, si occupa di creme per il corpo. La moglie, più solida in tutti i sensi, fa' invece la dentista e, ovviamente, ha gli orari più bislacchi. Cordiali e disponibili, sono saliti in classifica quando, una domenica mattina, ci hanno suonato alla porta per portarci un sacchetto di baguel appena sfornati.

Di fronte a noi, sulla destra, vive, guarda tu, una famiglia di cinesi con un bimbo più o meno dell'età di Tommaso e nonni al seguito. E su tutti spicca proprio il nonno sempre rigorosamente vestito con un pigiama di flanella rosa che esibisce diverse volte al giorno quando accompagna il nipotino per un veloce giro dell'isolato o durante una delle sue pause sigaretta. Con +20 o -20 l'indumento è sempre lo stesso abbinato ad un paio di scarponi da neve per le uscite invernali e ad uno di scarpe da jogging per quelle estive.
Avvicinato da Iduzzo, appena installati nella nuova casa, lo ha subito congedato con una nervosa sventolata di mano abbozzando un "no speak English". Poi deve essersi pentito quando la moglie gli ha raccontato di essere stata nuovamente importunata dal vicino alto con gli occhiali che ha cercato di parlarle in un cinese francamente incomprensibile ma apprezzabile, se non altro, per il coraggio. 

Da allora grandi feste che, per lui, significa attraversare la strada, guardarti, farti un saluto con la mano, girare i tacchi e rientrare a casa. Non è da meno quello che io credo sia il figlio, un altro che davvero non si capisce cosa faccia nella vita, e che, incrociato con la moglie diverse volte, si è sempre limitato ad un grande sorriso e ad un timido "hi". Alle 17.30, cascasse il mondo, si siedono a tavola per cenare, magari con bacchette e jasmine tea. Poi il nonno in pigiama esce a fumare la sua sigaretta e, verso le nove, si spengono le luci. Rimane acceso il televisore sempre sintonizzato su canali cinesi, eccezione fatta per le olimpiadi invernali ed i mondiali di calcio.

Rimangono loro, la "Royal family", gli ultimi arrivati e, di gran lunga, i meno socievoli. In confronto, i cinesi sono dei caciaroni invadenti. Un lui e una lei impeccabili con figlia dell'età di Ming e schiava al seguito, che esce di casa solo per buttare la pattumiera. Installati nella nuova casa, ristrutturata durante l'inverno, si sono dati a grandi feste e ricevimenti noleggiando anche uno chef per l'occasione. 
Cosa facciano durante il giorno rimane un ennesimo mistero. Orari strani ed imprevedibili di lui. Lei, invece, credo che si dedichi alla figlia e allo shopping, ma a quello voluttuario.
C'est-a-dire che mentre la sottoscritta esce e rientra sempre e solo carica di sacche del supermercato, lei quelle sacche se le fa recapitare a casa e rientra, invece, con sacchetti di negozi di marca dove acquista i completi ed i cappottini che sfoggia quotidianamente.
Mi immagino la sua espressione di disgusto quando mi avrà intravisto dalle finestre della sua dimora piegata in due a raccogliere le foglie secche o con la canna in mano ad innaffiare il prato. E forse per questa ragione, non ha ancora attraversato la striscia d'asfalto che ci divide per un saluto cordiale. Può anche darsi che la distanza sia eccessiva per percorrerla a piedi visto che non l'ho mai vista uscire senza auto. Mi manderà la sua segretaria. 
Ma potresti avvicinarla anche tu, no ?, potrebbe obiettarmi qualcuno. Già fatto in un caldo pomeriggio estivo. Ho trascinato con me Ming e siamo andati a presentarci più per mia curiosità scimmiesca che per mera gentilezza. Conversazione secca e banale mentre Ming cercava invano di agganciare la figlia spitinfia che è sgattaiolata in casa e gli ha chiuso la porta in faccia. Da allora più nulla.
Pas grave. Tanto io ho di fianco il mio pilota tedesco che raccoglie le foglie secche con l'aspiratore professionale elettrico. E lei i cinesi.

Commenti

  1. Bhè dai...hai un vicinato vario e pittoresco! Voto per il tedesco timido con un mondo dentro e per in nonno cinese!

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  2. Che vicini interessanti, soprattutto il tedesco.
    Avevo scritto anch'io un post in merito e ho dei vicini davvero insoliti, se vuoi leggerlo.....
    http://sempremamma.blogspot.it/2013/02/vicini-di-casa-i-tuoi-come-sono.html

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