House Hunting



Aggiornamento del venerdì #2
Questa settimana ho interrotto le mie escursioni urbane perché facendo un momento mente locale mi sono resa conto che non abbiamo ancora una casa finale, quando la barca con tutte le nostre cose è già ancorata nel porto di Singapore. E quindi anche se, come mi ha giustamente fatto presente mia madre, adesso che siamo qui da ormai cinque settimane è ora di prepararci psicologicamente al prossimo trasloco, mi sono messa nelle mani di una simpatica agente australiana e sono partita per una campagna di house hunting.
Credo di aver visitato una ventina di appartamenti e di averne sognati altrettanti. Come in ogni paese in cui ho vissuto anche Singapore ha le sue stranezze in termini di organizzazione degli ambienti e di decoro. Se a Taipei e a Shanghai erano marmi e specchi a dominare gli interni, a Singapore i materiali sono meno pomposi ma in compenso tanto spazio è sprecato per due cucine, dry e wet, che farebbero tanto contenti gli ebrei osservanti e pertanto inutili. La cucina wet è quella classica dove si paciuga e si sporca che, contrariamente alla nostra cultura non è il cuore della casa, ma piuttosto uno spazio defilato dove a paciugare e a sporcare non sei tu ma la tua domestica fissa. La cucina dry, invece, è una specie di bar aperto sul soggiorno dove conservare le bottiglie di vino in un frigo apposito e preparare cocktail agli amici che non hai.
Manca quasi sempre, anche nelle cucine più sofisticate con frigo smart che ti legge nel pensiero e forno che quasi cucina da solo, la lavastoviglie. Ai Singaporeans piace lavare i piatti, ho dedotto dopo aver notato l’assenza di questo FONDAMENTALE elettrodomestico dell’era postmoderna. Mi hanno invece spiegato che i Singaporeans dei piatti se ne fregano perché tanto li lava la Ayi, la domestica fissa, a cui però sono sicura che una lavastoviglie semplificherebbe la vita, oltre a varie considerazioni di carattere igienico forse irrilevanti dal momento che l’unica cosa davvero importante ora è lavarsi le mani e mettere la mascherina.
Quando poi la Ayi finisce di lavare i piatti può andare a riposarsi nello sgabuzzino senza finestre che le è riservato anche in appartamenti di dimensioni generose. Le Ayi sono contente così, mi hanno spiegato diversi colleghi expat già ai tempi di Taipei e poi ancora a Shanghai, tentando di giustificarsi quando spiegavo che non avrei mai potuto far vivere un essere umano in queste condizioni per di più pagandolo una cifra ridicola. Sbaglierò ma secondo me sarebbero molto più contente in uno spazio meno angusto, con una bella finestra e anche la lavastoviglie.
Polemiche a parte, se non altro qui gli agenti che ti portano in giro sono molto cortesi e accomodanti. Un toccasana rispetto a Israele dove se ti permetti anche solo di esprimere un dubbio, l’agente immobiliare ti insulta: manca la lavastoviglie, ok e allora, che problema c’è? Comprati i piatti di carta o ordina take-away. E’ una casa super, non capisci niente.
E poi si meravigliano se non concludi. Meravigliosi.
A Singapore gli stranieri vivono nei condos - abbreviativo di condominium - comprensori di torri residenziali alte mediamente una ventina di piani, circondate dal verde e con facilities varie, piscina grande come un lago, palestra e in quelli ancora più grandi, cinema, ristorante, parrucchiere e chi più ne ha, più ne metta tanto sono tutte chiuse causa Covid. Dei veri e propri villaggi verticali alienanti dove credo si debba seguire un training per imparare a raggiungere il proprio appartamento dall’ingresso principale. Alcuni condomini sono così grandi e imponenti da farti sentire una formichina. Ho visitato un’unità al 35mo piano con balcone e ho avuto il forte impulso di sedermi sul divano e allacciare la cintura di sicurezza. Però c'era la lavastoviglie.
Poco importa, io continuo a cercare il posto ideale che deve essere centrale, ampio, luminoso, a un piano non troppo alto ma neanche troppo basso, silenzioso ma sulla strada, moderno e senza marmo, nel nostro budget ma soprattutto … con la lavastoviglie. Piuttosto sacrifico il forno.
Non mi sembra di essere poi cosi esigente e quindi per il momento non scendo a compromessi. Alla fine succederà come sempre che sceglierò qualcosa di completamente diverso da quello che avevo in mente. Del resto ho fatto cosi anche quando mi sono sposata.
A proposito di questioni matrimoniali, la ricerca della casa è uno di quei test che mette alla dura prova la coppia expat. Io ormai lo so quindi mi armo di pazienza e invece di rintuzzare ormai fingo di assecondare per poi scegliere quello che voglio io ma ho elaborato questa strategia dopo diverse occasioni in cui accordarci su una nuova dimora in comune ha rischiato di coinvolgere un avvocato divorzista. Io preferisco abitare in centro città, lui nei sobborghi, io in un appartamento, lui in una casa, io me ne frego del rumore anzi mi fa compagnia, lui sente anche una lumaca che striscia, lui deve avere il tapis roulant condominiale dove correre, io il caffè carino dove sedermi e cazzeggiare. Però, nonostante tutte queste divergenze, e quasi sempre per merito mio, alla fine abbiamo sempre trovato pace in case che ci hanno accolto e coccolato e che sono sicura hanno voluto più bene a noi che a tutti gli altri sconosciuti che le hanno abitate o che le abiteranno. Anche qui a Singapore ce n’è una che ci aspetta ed io la scoverò.

Shabbat Shalom! 

Commenti

Post più popolari