Giovedì da paura

 Raggiungo sempre il mio "breaking point" verso l'ora di pranzo. Al brontolio dello stomaco si aggiunge uno stato di insofferenza, frustrazione e depressione che mi piacerebbe sfogare come i miei figli, buttandomi a terra e urlando : I want to go home !

Giovedì, in particolare, è stata una giornata tosta che ha messo veramente alla prova il mio personaggio e di questo ringrazio gli autori. A un certo punto ho capito quanto basti un istante di follia per perdere il controllo e commettere un'azione di cui pentirsi per il resto dell'intera esistenza. 
Ho trascorso qualcosa come quattro ore, fra andata e ritorno, bloccata in macchina su questi eterni e giganteschi cavalcavia che tagliano la città a fette, attraversando distese infinite di orrori edilizi intervallati da cantieri in costruzione, brandelli di edifici in via di demolizione per fare spazio ad altri mostri architettonici. 
Qui si costruisce, e parlo di edilizia residenziale non degli avveniristici grattacieli per uffici o dei lussuosi mall di cui la città è anche ricca, come mio figlio Matteo disegna le case, ossia dei grossi rettangoli con dei buchi per le finestre. Punto. Questo è il raffinato concetto architettonico che va per la maggiore per cui quartieri come Quartoggiaro a Milano, ma anche lo Zen a Palermo potrebbero tranquillamente rientrare nei beni dell'Unesco perché, in confronto, molto raffinati.
Anche la divisione degli spazi interni degli appartamenti, per non parlare del decoro, è fatta, mi si perdoni l'espressione poco oxfordiana ma particolarmente adatta, "con il culo". Soggiorni all'interno delle camere da letto, bagni più grandi delle stanze, colonne doriche, lavandini in soggiorno e via libera alla creatività più demenziale.

Ad ogni modo, giovedì mattina, siamo andati a vedere l'ultima scuola candidata e subito scartata dalla sottoscritta che dista dal centro quanto Bergamo da Milano. Insomma comoda. Mega campus ovviamente, cinquanta piscine, palestre, tutte le bandierione appese fuori a rappresentare le diverse nazionalità degli studenti i cui genitori preferiscono alla vita in centro città quella del compound in mezzo al nulla.
Ad accoglierci una carinissima signora di origine indiana che, come nel caso delle quattro scuole precedenti, ci ha spiegato di nuovo che la loro missione è di insegnare ai bambini a pensare, confrontarsi, rispettarsi e diventare adulti. Non ho capito se scrivere, leggere, geografia, storia, matematica siano anche parte del curriculum oppure discipline ormai fuori moda.
La visita è poi proseguita visitando le classi che sono alla fine tutte uguali. Non credo di poter reggere ancora una spiegazione sulla lavagna intelligente (Smart board) o sul sistema di prestito dei libri della biblioteca.
"Do you have any questions ? - Si, ce ne possiamo andare ? 

Abbiamo avuto anche la fortuna, diciamo così, di essere presentati a delle insegnanti, due di origine israeliana ed una mia connazionale che ringrazio ancora per le parole incoraggianti : Da dove vi spostate ? - Da Nuiok - Oh mamma, duretta allora. Non so se sia un passo in avanti o uno indietro.
Ed io, già li, avrei dovuto capire di starle alla lontana ma, invece, Iduzzo sempre ciarliero nel momento sbagliato le ha chiesto delle dritte su dove cercare casa.
- Ma guarda io vivo in questo compound qui vicino che è bellissimo. Poi sai ha tutto quello che ti serve. Se hai voglia di farti due passi trovi caffè, ristoranti e negozi. 
E poi con l'occhio azzurro sbarrato quasi un po da tossica - Se sono Shanghai da dieci anni e sorrido ancora, vuol dire che qui si sta bene. 
No, tu stai male perché noi poi siamo andati a vederlo il tuo maledettissimo compound e avrei dovuto ascoltare il nostro driver che, alla richiesta di Eric, di portarci là, ha cominciato a sbraitare qualcosa di incomprensibile da cui però ho dedotto che non fosse molto dell'idea.
Quaranta minuti dopo, siamo finalmente entrati in quella che sembrava una brutta copia di Milano due ma in piena Cisgiordania. 
Ad un kilo di distanza, come dice Eric, il centro commerciale a cui faceva riferimento l'esaurita. Una cattedrale nel deserto, con un paio di tristissimi caffè dove c'erano solo expat seduti ai tavolini, tipo animali da riserva.
Ovviamente l'impareggiabile Eric ci ha lasciato proprio lì per pranzo pensando di farci cosa gradita. Similis cum similibus. Masticavo il mio sandwich al pollo con mestizia, ripetendo fra me e me : Non mi avranno. Io da qui me ne vado."

Siamo risaliti in macchina e dopo altre due ore abbondanti nel traffico siamo rientrati a downtown, dove con il termine "downtown" Eric fa riferimento ad un'area che copre almeno quaranta kilos. 
Vicino all'ufficio di Iduzzo, nel quartiere di Jinhan, siamo andati a vedere un paio di appartamenti da brivido in complessi provvisti, spesso nel seminterrato, della cosiddetta Clubhouse, uno spazio aperto ai condomini con palestra, piscina e menate varie. Ora detto così uno dice wow, che figata.
Quando però vai a vedere la Clubhouse in questione, senti l'odore di muffa ma soprattutto, come nel mio caso, vedi una tipa cinese arrivare a bordo piscina, sputare nell'acqua e, con la mano, dare una sciacquatina per disperdere le tracce della sua saliva, ti viene un conato di vomito e dici che della Clubhouse puoi fare anche a meno.

Sono arrivata in albergo esausta con una stanchezza addosso che nemmeno nelle giornate più pesanti in compagnia dei miei figli. Mi sono infilata sotto le coperte e ho aperto Time Out Shanghai nella speranza di trovare qualcosa di intrigante da fare in città. Il primo articolo in cui mi sono imbattuta segnalava un recente peggioramento del livello di inquinamento dell'aria ed un altro la prossima chiusura di Netflix anche per coloro che, come me, pensano di gabbare il sistema utilizzando VPN, un sistema per fare finta che il tuo computer sia in un altro posto. 
Non mi è rimasta altra scelta che quella di indirizzarmi verso il frigobar e buttarmi giù una bottiglietta di whiskey, rimettermi a letto e, come dice Eric, call it a day. 

Commenti

  1. Ciao! Volevo commentare già l'articolo precedente, ma poi non ero riuscita...
    Non ho mai vissuto a Shanghai, solo 3 anni a Wuxi e Suzhou, ma a Shanghai è nato mio figlio e ci ho passato tantissimi weekend per riprendermi dalla settimana soprattutto quando vivevamo a Wuxi :) Devo dirti che per me erano boccate d'aria fresca quei fine settimana! Con questo non voglio sminuire certo il tuo trauma perché avendo vissuto tre anni in Cina posso capirlo benissimo. Per quanto tu avendo vissuto a Taipei sei forse già un po' preparata, ma capisco che dopo Canada e New York la prospettiva sia molto diversa. Mi permetto solo di dirti una cosa: valuta bene la scelta di vivere in centro. Ti capisco perché ho adorato la Concessione Francese e cercando bene si trovano anche appartamenti in palazzi funzionali e ben arredati con magari la piscina (non trascurare questo dettaglio perché far passare il tempo ai bimbi in centro con il caldo umido non è una passeggiata). Il problema, come hai già capito, è la lontananza delle scuole internazionali. Non so se sia cambiata in questi anni, ma allora il traffico di Shanghai in alcuni giorni era un vero e proprio incubo! È vero che è più piacevole stare in mezzo a negozi e servizi però a te magari non costa nulla prenderti un taxi in tarda mattinata ed andare in città, mentre i bimbi a scuola ci vanno tutti i giorni nell'orario di punta... Un'alternativa, ma dipende dove si trova l'ufficio di tuo marito, è che lui vada avanti e indietro con il treno super veloce e voi viviate a Suzhou dove c'è un piccolo centro davvero storico o il Singapore Industrial Park in riva al lago dove io sono stata davvero bene e dove ogni tanto c'è pure il cielo azzurro! Con scuola internazionale vicina ed una piccola comunità italiana allora molto piacevole

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  2. Ciao ! Grazie e si ti capisco. La vita è sempre una questione di prospettive. Credo che se vivessi ancora a Taipei, anche per me Shanghai potrebbe risultare una boccata d'aria fresca :-) Purtroppo ci sono venuta di malumore a causa di un ennesimo cambiamento inaspettato che ancora digerisco a fatica. E quindi come una bambina costretta a fare qualcosa che non le piace, ho preso Shanghai prevenuta e di petto. Ti devo confessare, e lo scriverò nel prossimo post, che sono bastati due giorni di sole, quelli finali, e più tempo per passeggiare per i fatti miei, a distendere il clima ed il mio umore.

    Il tuo consiglio su di un'accorta valutazione degli spostamenti è giustissimo. Io avrei deciso di optare per la metropolitana come mezzo più efficace di spostamento. Il traffico è delirante, me ne sono accorta. Ma se riusciamo a chiudere per un appartamento a Xintiandi, in un complesso residenziale, saremmo a due fermate dal lavoro e a quattro dalla scuola. Mi sono mossa con la metro e, rispetto a New York per esempio, è davvero tutta un'altra storia. L'ho trovata efficace, pulita e sicura.
    Un buon compromesso per tutta la famiglia ? Spero. A presto !!

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