The Discovery trip - Day 1

Possiamo affermare senza indugio alcuno che quella che, in expatese, si chiama "Discovery trip" a New York non sia iniziata nel migliore dei modi.

Domenica quattro ore in aereoporto in balia degli annunci "perditempo" di Air Canada che, per l'occasione, aveva rispolverato uno dei suoi dipendenti più anziani, un buontempone che cercava di smorzare la frustrazione ed il nervosismo dilagante, con un senso dell'umorismo davvero scarso. 
Frustrazione perché non poter volare per un'inattesa tempesta di neve su New York ha, per il canadese medio, davvero dell'incredibile se non della sfiga vera e propria.
Ad ogni modo, all'annuncio della cancellazione del volo, il passeggero che l'ha presa peggio di tutti avrà avuto all'incirca 5 anni e pare che fosse mio figlio Matteo. Sdraiato per terra, ululava sconsolato lui che da una settimana guardava a questo viaggio come io guarderei ad una settimana su di un'isola deserta in un mare tropicale da sola. 

E allora core de mamma ma anche per cercare di farlo tacere e riportare la quiete al gate gli ho detto che non c'era problema perché a New York ci saremmo andati in macchina proprio quella sera. Iduzzo mi ha guardato perplesso poi, come sempre, dall'altare ( si fa per dire) in poi, ha sposato l'idea e si è messo al volante per circa sei ore. Proposto il cambio guida un paio di volte ma non accettato, mi sono appisolata e risvegliata nella Grande Mela dai sobbalzi della macchina nelle buche che decorano la strada che scende da nord Manhattan lungo l'East River e che ci ha portato fino all'albergo in Midtown. Poco importa. Ce l'avevano fatta. Certo come "debut" di una relazione duratura con questo posto, niente male. 


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