The discovery trip - con i nani





Sarò sincera, espressione che di solito non amo perché bisognerebbe darlo per scontato anche se a volte una piccola bugia innocua è molto più comoda, e vi dico che la settimana appena trascorsa a New York è stata da incubo. Se il buongiorno si vede dal mattino, con una partenza così rocambolesca non si poteva sperare in meglio.

Cominciamo dai bambini a cui do un 10 per la pazienza, l'entusiasmo e l'energia che hanno dimostrato in ogni frangente, dal Disney Store ai giri per cercare casa e scuola sotto la neve, ma che restano sempre e comunque dei bambini e quindi di difficile gestione, in gran parte da sola, in una città, certo, elettrizzante, vivace e stimolante ma anche profondamente incasinata.
Ho anche cercato, su internet, un paio di quei siti sui quali finti genitori o genitori che, in realtà, non escono mai con i figli dispensano consigli su come intrattenere i bambini nella Grande Mela, ma la verità è che se si hanno degli infanti sotto i 5 anni, a New York è meglio non andarci.
Tuttavia se non si può farne a meno, come nel mio caso, ecco qualche suggerimento:

1. Non iniziate la vostra giornata entrando in uno di quei food market di cui la città pullula per comprare della frutta e dell'acqua, chiedendo al figlio di quasi 5 anni di darvi una mano alla cassa, tenendovi per un secondo la vaschetta piena di acini d'uva mentre, con una mano, cercate disperatamente il portafoglio nella borsa e con l'altra impedite al minore n.2 di slegarsi dal passeggino e di svignarsela, perché quella vaschetta si aprirà e tutti i chicchi rotoleranno sul pavimento infilandosi in angoli che nemmeno il più abile dei contorsionisti riuscirà a raggiungere.

2. Non prendete il metrò o, come si dice da queste parti, la Subway, soprattutto se avete un unico figlio. Se ne avete due, pazienza, ve ne rimarrà almeno uno quando l'altro l'avrete perso inghiottito nella folla in attesa sulla banchina o in uscita dai treni. Sempre che non vi cada nei binari in un attimo di distrazione. 
Non che sia meglio in taxi. La strafottenza e la maleducazione della maggior parte dei cab drivers che ho incrociato mi ha decisamente fatto saltare i gangheri in diverse occasioni.
Ci è mancato che sparassi (e lì comincio a capire tante cose ...) ad uno con il turbante in testa che impalato al volante mentre, sotto una tempesta di neve, cercavo di piegare il passeggino per buttarlo nel baule, tenendo un occhio ai mostri già pronti a proiettarsi giù dal marciapiede, ha osato un commento del tipo signora lei però così mi blocca il traffico. Mi sono limitata a dirgli che se avesse portato giù le chiappe dal sedile e mi avesse dato una mano, avremmo sicuramente accelerato la cosa. 

Un altro, dopo averci caricato nella tipica rush hour pomeridiana, ha cominciato ad inveire contro di me come se fossi la responsabile del traffico delle cinque del pomeriggio  in Manhattan, sostenendo che a causa mia sarebbe rientrato molto tardi a casa. Gli ho suggerito, una volta rientrato, di andare a vendere il suo taxi e di trovarsi un nuovo lavoro, possibilmente, non a contatto con il pubblico. Ovviamente mi ha scaricato all'istante.
E allora ci sono rimasti i piedi, sempre affidabili. Ci siamo schiacciati interi isolati cercando di distrarre Matteo con la numerazione delle strade, 48, 49, 50 ... Mamma siamo arrivati ? - No Matteo, dobbiamo contare fino a 56 !

3. Non cedete, anche quando sarete stremati dalla stanchezza, alla pericolosissima tentazione di farli super felici varcando la soglia di uno dei seguenti negozi, The Disney Store, Toys'r Us o, il mio preferito, Fao Schwartz. Ve ne pentirete all'istante e non ne uscirete più. Metri cubi di fiato sprecato in per favore non toccate/mettilo giù/aspettatemi/no non lo compro, ma soprattutto in ok, possiamo andare adesso ? 
Richiesta, preghiera, invocazione e poi ordine, espresso in tutte le lingue che i miei figli dovrebbero comprendere, davanti allo sguardo ironico di alcuni commessi a cui rivolgevo un cortese bye bye ma che, dieci minuti dopo, mi vedevano riapparire sulla scala mobile con i due mostri dalla giacca rossa.
E meglio non vi andrà con una destinazione meno commerciale e più culturale come un bel museo, per esempio il Natural History Museum dove, ad attendervi, ci sono, fra le principali attrazioni, scheletri di dinosauri, animali impagliati ed anche un'ala dedicata allo spazio. Un edificio enorme dove, volendo, si può trascorrere una giornata intera. Noi ci siamo limitati a tre ore che io ho impiegato non tanto ad arricchirmi culturalmente quando ad inseguire, soprattutto, Tommaso sempre pronto ad infilarsi in qualche ascensore o a passare sotto il cordone di protezione a qualche scheletro millenario che mi vedevo già ripagare con decenni di pulizia gratis delle numerose toilettes.

Il rientro in albergo, in quella micro stanzetta newyorkese che, però, si chiama suite perché una parete di cartone separa il letto dal divano e alla quale sono, però, appesi due giganteschi schermi al plasma, 
vi regalerà una sensazione inebriante come, io credo, al rientro da un trekking sull'Himalaya. Un bottiglino di whiskey dal frigo bar farà il resto mentre piazzerete i nani davanti ad un banalissimo cartone alla tv con un sacchetto di patatine.
E in quel preciso istante penserete che, forse l'indomani, la cosa più saggia e opportuna da fare sarà quella di non lasciare mai quella stanza e di aprire la porta solo per appendere il cartello "do not disturb".


Commenti

  1. Mi sono stancata solo a leggerti! :-)

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  2. Oh mamma mia, girare per Ny con due bimbi così piccoli è davvero sfiancante.
    Auguroni e tanta tanta forza...

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  3. Dalla tua espressione nella foto in effetti mi era venuto il sospetto che fosse stata una gita impegnativa.
    (noi qui vi aspettiamo, eh)

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  4. Con il mio solito ritardo, grazie a tutti dei commenti e della partecipazione alle mie fatiche :-)

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