La festa di compleanno


E la festa di compleanno ce la siamo messi alle spalle. Non scrivo da un po' perché, per riprendermi, mi sono fatta ricoverare in una clinica dove assistono pazienti reduci, o meglio sopravvissute, a questo genere di evento. 
Mi hanno accolto e curato con grande affetto ed attenzione sino a rimettermi in piedi ... ma magariiiii ! 
Mi sono ripresa comunque, da sola, e grazie all'aiuto di una very important person in visita a Montreal che mi ha anche aiutato a gestire quella "bloody" domenica di due settimane orsono.

Avevo fatto del mio meglio perché venissero in pochi ma nemmeno la giornata più calda da decenni ed il fatto che cadesse nel fine settimana ha convinto i miei invitati a disertare la festa per correre in piscina, al fiume o ai laghi. No, sono venuti tutti, proprio tutti se non di più. Alcune conferme, o RVSP, mi sono arrivate a cinque minuti dall'inizio dei festeggiamenti. Una mail in particolare, veramente paracula, mi ha strappato un sorriso ma anche degli inconsci smadonnamenti percui la madre in questione è quasi collassata dal caldo nel mio garage.
Poco importa perché, a livello di cibi e bevande, avremmo potuto sfamare un esercito. A cibarie varie ci ha pensato Vins, il pigmalione della mia filippina, che, su mia commissione, ha preparato qualcosa come duecento wrap con prosciutto e formaggio e tagliato cinquecento e seicento fra angurie, ananas, meloni senza contare l'uva che, probabilmente, uguagliava quella di un vigneto del Chianti. Ma si sa che, in America, tutto è grande. Lo so anch'io che però sono babba e quindi, ordinando una ventina di wrap, non ho pensato che la lunghezza media si aggirasse sui cinquanta centimetri da cui ne avrei ricavati almeno quattro di dimensioni europee. 

Ai drinks, invece, ha pensato Iduzzo che, però, ancora abituato alle feste over 30, ha offerto birra e prosecco a genitori increduli ma entusiasti all'idea, per una volta, di non essere relegati in un angolo su di una scomoda sedia con in mano un bicchiere di coca cola calda in attesa di menare le tolle.
Il problema è stato che, con cinquanta gradi fuori, ad un certo punto gli adulti, inebriati dall'alcol, hanno cominciato a disinteressarsi dei propri figli che andavano in tutte le direzioni, tentando anche un'invasione in casa.
"Can we go and play inside?" mi ha sussurrato un amico di Matteo dalla faccetta angelica mentre ero distratta su altri fronti, regalandogli un "yes" di cui mi sarei pentita un secondo dopo, quando ho visto una fila di nani intrufolarsi dalla porta della cucina e salire le scale. Aiuto. Messa in salvo la mia lampada preferita, alcuni mobili e suppellettili varie, li ho implorati di fare dietrofront giocandomi la carta "taglio della torta", con una buona mezzora di anticipo.

E intanto lanciavo occhiate all'orologio della cucina in attesa che arrivassero quelle fatidiche quattro e mezza, ora in cui, di solito a questo tipo di eventi, tutti si levano dalle palle.
Fuori, il caos. Tommaso beveva a canna dalle bottigliette di bolle di sapone (che avevo comprato io), riempiendosi la bocca di popcorn, alcuni bambini giocavano con degli spray che sputavano lingue di schiuma da barba colorata (che avevo sempre comprato io), altri avevano bocca e mani impiastricciate da bolle di sapone giganti colorate (che avevo ovviamente comprato io), il pavimento era tutto pasticciato da gessi colorati per esterni (che avevo anche comprato io. Una vera idiota), c'era chi andava in bici, chi in monopattino, chi giocava a pallone. E i genitori brilli.
Insomma, per me, un vero delirio ma per tutti gli altri un "big fun" che, però, dubito si ripeterà, almeno a casa mia.
Il prossimo birthday party ai diciotto anni. E se così non fosse, se vi accennassi all'idea di organizzarne un altro, per favore, sparatemi.


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