La season

Dal bianco al verde
Ce l'abbiamo fatta. Siamo sopravvissuti. E adesso è ufficialmente primavera, almeno a giudicare dalla temperatura mite e dalla fioritura. L'emozione, nel vedere le prime foglioline verdi spuntare sui rami in giardino, è stata fortissima e mi ha davvero sorpreso visto che la cosa, in passato, non mi hai mai fatto né caldo, né freddo. Adesso, invece, mi fa proprio "caldo", gli stivali da neve sono spariti in qualche armadio e finalmente sono tornata a mettere le mie amate All-star.
Ogni tanto esco in giardino e m'impalo per qualche minuto ad assorbire un po' di tepore ancora incredula che, solo un mese e mezzo fa, fossimo immersi nella neve. 

Montreal è rinata. La nostra strada si è animata con un continuo viavai di gente a spasso con il cane o che corre o che se la chiacchiera, in bici, e via discorrendo.
Tutti fuori insomma e sono iniziati anche gli appuntamenti della cosiddetta "season". 
La settimana appena trascorsa è stata molto attiva socialmente parlando. Cosa che se mi ha anche fatto piacere, affronto, sempre e comunque, trafelata, con un quarto d'ora se non meno di tempo per riuscire a sistemarmi e a cambiarmi in modo tale da non dispiacere. Una grande donna era solita dire che, a una certa età, non bisogna "piacere" quanto "non dispiacere".

Il primo appuntamento serale è stato mercoledì sera in un ristorante giapponese di Monkland Avenue, cuore del vivace quartiere di Monkland a ovest della città,con un gruppo di mamme dell'asilo. Più o meno le stesse con cui ero uscita solo cinque mesi fa. C'è un che di riposante nell'uscire a cena con donne che hanno fatto i tuoi stessi errori e, allo stesso momento, capisco perché gli amici senza figli spesso ti evitino. Lo farei anch'io.
Abbiamo tutte, più o meno, gli stessi orari e siamo sempre in ritardo, dipendendo o da babysitter o, come in questo caso, dal rientro dei mariti, per una sera, convocati a casa ad un'ora decente e responsabili dei pargoli.
"A che ora è la tua cena ?", " alle 7", "ok perfetto allora sono a casa per le 6.45", "no, non è perfetto. come faccio in un quarto d'ora a cambiarmi, vestirmi ed a uscire in tempo?", "ok, allora prima ...", il che vuol dire alle 6.40
Poco importa perché, negli appuntamenti con altre mamme, l'orario di ritrovo è sempre indicativo, dalle sette in avanti fino a quando riusciremo ad arrivare tutte.
E infatti solo alle otto eccoci tutte sedute, affamate e catatoniche. Nessuna voglia di studiare il menu. "Prendo quello che prendete voi" le ho anticipate, cercando così di evitare, per l'ennesima volta, lo sforzo di capire la differenza fra sushi, sashimi e maki. A malapena distinguo il tonno dal salmone.
E mi è andata bene perché, davanti a me, c'era la guru del sushi, la più sveglia fra tutte noi che, non solo ne capisce ma che, su ogni tipo, ha due o tre cose da raccontarti. Informazioni che, nel mio caso, vengono immediatamente rimosse dal cervello per cui la prossima volta ricomincerò tutto da capo : il sushi è quello con il riso ?
La serata è stata piacevole e si è conclusa tardissimo, verso le dieci, quando gli sbadigli hanno inabissato ogni conversazione.
Voto 7.5  

Il secondo e ultimo appuntamento è stata la cena di gala del Jazz Ballet di Montreal (http://www.bjmdanse.ca/), prestigiosa istituzione culturale cittadina che occupa un bellissimo palazzo in Rue St-Jaques nella città vecchia, ex sede di una delle tante banche costruite qui a partire da fine ottocento.


La compagnia
Lo scopo della cena quello di battere cassa e di pagare così lo stipendio del direttore, cinquantenne attempato con capello brizzolato un po' lunghetto, dinoccolato, camicia nera sotto lo smoking ma soprattutto strafatto. Il suo discorso interminabile e strampalato con, in una mano, il microfono e, nell'altra, un calice di vino rosso è stato un vero capolavoro.
Temevo che da un momento all'altro bevesse il microfono e parlasse dal bicchiere.
Tuttavia, a parte la sottoscritta, credo che in pochi altri l'abbiano notato. L'appetito, infatti, aumentava fra la folla e, in più, gli Habs, la squadra locale di hockey, era impegnata in un'importante partita contro Boston per la qualificazione alle semifinali di quello che è un torneo interminabile, ragion per cui del discorso del direttore non gliene fregava niente a nessuno.
Tuttavia, se fossimo stati in Italia, la cena sarebbe stata disertata e si sarebbero tutti rifugiati nel bar vicino a seguire la partita. Qui, in sala, non mancava nessuno ma avrei voluto fare un giro sotto i tavoli per vedere su cosa, in realtà, si focalizzasse l'attenzione degli astanti.

La cena è stata una di quelle tipiche dove si passa più tempo a leggere il menu che a terminare tutte le portate, dei miseri assaggi che ti lasciano sempre terribilmente affamata. In più, in questo caso, ogni piatto era intervallato da almeno venti minuti di performance danzante. Una scelta geniale per cui avrei tirato volentieri un pugno a quel manico di scopa che mi è stato presentato a fine serata : "Anna, please let me introduce you to Miss (non mi ricordo) who organised this beautiful evening ..."


La performance fra primo e secondo
Se almeno i nostri commensali fossero stati un po' divertenti, ci saremmo fatti due ghignate e via. Invece, di fianco a me, una coppia di chebecoti (io li chiamo così ma non sono sicura che sia corretto in italiano) duri e puri, lui contabile di una ditta che fa carta igienica ed impianti eolici, lei, non ho capito, perché sussurrava. Di quelli che ti dicono "tu vois, les Français de France", come se ne esistessero altri, les Français de Quebec per dirne una. No, di francesi, miei cari, ci sono solo i miei cugini d'oltralpe. Voi siete canadesi. Vi immaginate un ticinese che parlasse degli Italiani d'Italia ?

Alla mia destra c'era Iduzzo, e fin lì ok, ma dopo di lui una bellissima ragazza ucraina, ormai canadese, che, nonostante di cose ne avesse da raccontare visto che buona parte della sua famiglia sta ancora nei pressi di Kiev e non trascorre un'esistenza molto tranquilla di questi tempi, che cosa mi dice?
"Anna, please do speak Italian. I love Italy, the food, the people, the fashion. By the way do you know a restaurant called Il grotto ?" 
Allora, intanto magari La grotta, poi se mi dai anche due coordinate geografiche altrimenti too many results. please refine your query. E lì, il bello, ciò per cui le ho dato dieci punti e nominata, di diritto, la migliore compagna di tavola. Non mi ha citato i soliti posti, Roma, Firenze, Venezia, Milano o la costiera amalfitana bensì Polignano a mare. Un posto bellissimo, che non sapevo fosse patrimonio dell'Unesco, dove, in effetti, c'è un ristorante molto particolare che si chiama Ristorante in Grotta.
Mai stata in Italia ancora, l'imbeccata romantica su questo posto le è arrivata dal suo cavaliere, pare suo ex, che è poi colui che ci ha invitato alla serata. Un giovane bancario simpatico che però, un po' anche per fare il personaggio con la giovane ucraina, mi faceva quelle domande un po' generiche e banali del tipo : "Anna, do you like contemporary dance ? do you like opera ? I loved the Aida."
Se non altro lui le domande almeno le faceva mentre gli altri compagni di tavolo erano quelli che io chiamo interlocutori a senso unico. Tu chiedi loro delle cose. Loro ti rispondono e poi tornano a fissare il piatto, senza alcun palleggio dialettico.
Pallosi. Voto 5




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