Cerette e dintorni

Ieri, mentre Lara, una ragazza russa dall'aria gentilissima fino a quando apriva bocca, mi passava uno strato colloso sulle gambe con un rullo simile a quello di un imbianchino, pensavo a cosa scrivere sul mio blog trascurato ormai da qualche mese, del viaggio in Canada ? del rientro a scuola festeggiato con una bottiglia di Prosecco alle otto del mattino ? di un episodio tristissimo di qualche tempo fa ? delle imminenti vacanze per il capodanno ebraico ? 
E poi mi sono detta ma dai perché non parlare proprio di cerette e dintorni e della mia esperienza in tema ? Un argomento delicato e di un'innegabile "profondità" che tocca però più o meno tutte noi #metoo ma comunque paladine del "sesso forte" perché un uomo non resisterebbe a un centesimo di quello che ci tocca subire di cui il parto è l'inequivocabile prova che se anche un Dio c'è non è certo donna. 

Il mio debutto nel regno dei centri estetici risale al mio soggiorno a Taipei e, fondamentalmente, al mio primo post-gravidanza. Prima di allora non ne avevo mai sentito davvero l'esigenza e procedevo nella vita serena con costi di manutenzione bassi se non inesistenti.
A Taipei, lo specchio a un certo punto mi ha guardato con il sopracciglio inarcato, Anna secondo me è arrivato il momento di intervenire ! Con la coda fra le gambe e una certa apprensione da debutto ho preso appuntamento con il centro estetico dell'American Club, punto di ritrovo e di riferimento della comunità expat della città.

Ad attendermi una schiera di gentilissime ragazze taiwanesi tutte uguali, nascoste dietro ad una mascherina ma soprattutto pronte a rimettermi in sesto.
Ho da subito avvertito un certo disagio a vederle chine sui miei piedi, armate di forbici e pinzette quando invece io ero comodamente appollaiata su una di quelle poltrone con il massaggio incorporato nello schienale. 
Guardavo le altre clienti con lo sguardo fisso sui cellulari o immerse nella lettura di una rivista di gossip e trovavo la cosa profondamente maleducata. No, io avrei scambiato due parole con la mia lavorante. Peccato, però, che non avessimo una lingua con cui comunicare e allora mi limitavo a seguirla con lo sguardo e, ogni volta che tirava su la testa per sgranchirsi il collo o grattarsi il naso, le sorridevo per sottolineare che io non ero come le altre clienti, no, io ero infatti, a quanto pare, una grande rompiballe.
Mi è stato così finalmente spiegato da una ragazza a suo agio in inglese che le colleghe preferivano clienti distratte in qualcos'altro perché significava che si fidavano ed erano rilassate mentre invece tipe come me le mettevano in agitazione. 

Sostanzialmente diversa invece l'interazione con le manicuriste vietnamite a Montreal, scelte perché ancora nostalgica di Taipei e dell'Asia prima di rendermi conto che praticamente il 90% dei centri estetici abbordabili del mondo sono in mano ad asiatici.
A Montreal si occupava di me un ragazzo gay molto loquace che credo mi abbia chiesto di tutto e di più tranne forse la data del ciclo e che si è fatto i bicipiti a rimettere in sesto piedi provati dal freddo e dagli stivali da neve.

A New York i centri estetici o nail bar sono diffusissimi e più o meno tutti gestiti da cinesi ormai nevrotiche ed impazienti come tutti del resto nella Big Apple. 
Mi ci è voluto un attimo per capire che quel Pic colol urlatomi in faccia dalla ragazza di turno con l'aria scazzata significava Pick color ossia scegli sto stramaledetto colore e fuori dai piedi, nel senso letterale del termine. 
Inutile dire che non sono nate delle grandi amicizie perché ho capito subito che nessuna aveva la minima voglia o il tempo di chiacchierare con me. 

La musica è decisamente cambiata, invece, a Shanghai dove i centri estetici sono, si, in mano a cinesi ma decisamente più servizievoli, delicate e gentili delle loro connazionali espatriate.
La comunicazione con loro si è spesso limitata a grandi sorrisi e a qualche suono emesso a caso dalla sottoscritta per indicare apprezzamento nei loro confronti fino a quando, grazie alla mia amica Eva, sono finita nelle mani di Cassie.
Cassie Wax o Ceretta, come l'avevo registrata sul mio cellulare, riceveva in una stanza su due livelli all'interno di un meraviglioso Lilong storico della città a due passi da Nanjing West Road.
Con Cassie, che parlava un inglese decisamente superiore alla media, ho preso coraggio, grazie anche al suo modo di fare dolce e rassicurante, e mi sono decisa a fare dei trattamenti anche in zone decisamente più delicate. E così, sdraiata come un neonato sul fasciatoio, fra un gemito di dolore e l'altro mentre strappava strisce di cera con mano esperta e sicura, parlavo con lei del più e del meno come se fossimo comodamente sedute al tavolino di un caffè. 
Insomma zero imbarazzo. 

Abituata quindi al garbo di Cassie, ho vissuto un vero e proprio shock quando sono sbarcata in Crazyland/Israele. Di cinesi manco l'ombra mentre invece mi sono accorta da subito che i centri estetici erano quasi tutti in mano a delle zarre al cui servizio lavorano ragazze di origine prevalentemente russa. 
Dal carattere discreto e taciturno delle cinesi a quello sguaiato e imperiosetto delle israeliane che se scegli un colore per le unghie che non è rosa fluorescente con motivi dorati non solo ti guardano con disapprovazione ma te lo dicono proprio ma perché vuoi proprio sto colore che fa schifo ? il dibattito si apre così anche alle altre clienti che tutte con lo smalto rosa fluorescente con motivi dorati sulle unghie devono dire la loro fino a quando, guardando i miei piedi, cominciano a rendersi conto che in fondo il mio colore così male non è e chiedono alla zarra di turno di segnarselo per la prossima volta. 
La chiacchiera in un nail bar israeliano è tutto e forse la ragione per cui mi diverte cosi tanto andarci. Spesso mi vengono fatte domande sull'Italia con richieste di itinerari ad hoc nelle varie regioni, oppure si parla di cibo e ci rimangono tutte malissimo quando confesso che ani lo mevashelet (io non cucino). L'ultima volta sono rimasta una mezzora in più per rassicurare la madre di una ragazza che aveva deciso di andare a Londra a studiare. Tornerà ? mi chiedeva sconsolata una donna bionda di mezza età con qualche ritocco di troppo. Ma certo che si ! le ho risposto mentendo spudoratamente.

Ho temuto che anche la ceretta sarebbe diventata occasione di dibattito fra le astanti e, invece, con mia grande sorpresa è stata affrontata con privacy ma anche pudore e un tocco, più che comprensibile, di disgusto. Le russe non amano fare le cerette e te lo fanno capire con il dolore dello strappo. Ci provano in ogni modo a scoraggiarti dal tornare e devo dire che funziona. Anche Lara ci ha messo del suo e a questo punto non mi resta che attendere il nostro prossimo trasferimento, possibilmente in un paese asiatico, oppure prendere coraggio e chiedere al gruppo wechat delle mamme cinesi in Israele, a cui mi sono iscritta non si sa perché, dove vanno loro a farsi disboscare perché sono sicura che dalle russe non mettono piede, mano o gamba che sia.








  

Commenti

Post più popolari