Il viaggio



Partiamo dal viaggio. Tre ore e mezza di pura arte acrobatica impegnata a gestire i due nani destissimi, se non per dieci minuti di assopimento in fase di decollo e, poi, di atterraggio. 

Per il resto puro bonheur. Diverse ore di volo alle spalle e qualche lunga tratta da sola con Matteo mi hanno se non altro avvantaggiato nell'organizzazione del bagaglio a mano, che richiede un'estrema attenzione. Se ti sei dimenticata i pannolini ad alta quota sei fatta. Ma insieme ai pannolini, creme, cremine, cambi di vestiti, calze, giochi, libri, succhi, omogeneizzati, supposte, termometro perche mentre sei sospesa in aria potrebbe succedere tutto quello che non ti è mai successo sulla terra per mesi. Poi magari ti dimentichi le scarpe di Ming, ma la tigre, quella, no.
Cose, dunque, per lo più inutili come i giochini presi nella pura illusione che possano impegnare i nani per qualche ora. Ma vuoi mettere un sonaglietto, con la fibbia in metallo della cintura da ciucciare ?
Un libretto, con il telecomando del monitor e tutti quei tasti da pigiare, incluso quello per chiamare le hostess attivato per errore almeno una cinquantina di volte ?

Tra l'ilarità generale e lo sguardo allibito dello steward di bordo che con la solita delicatezza israeliana mi ha accolta sull'aereo con un Where is your husband ?, ho cercato di contenere la vivacità di Ming e di Tommaso sperando inutilmente in qualsiasi sincronia fra loro.
Il primo problema si è presentato subito. La nostra fila di posti era l'unica sprovvista di finestrino, nonostante mi fossi raccomandata al check in. 
Mamma dov'è la finestra ? Voglio vedere fuori. Mamma dov'è la finestra ? Voglio vedere fuori
Seppur con la fortissima tentazione di fare marcia indietro e di tornare a casa, perché in fondo Milano in agosto da sola con due marmocchi non è poi così male, ho cercato il contatto visivo con quel simpaticone dello steward per implorarlo di cambiarci i posti con tre buonanime a cui del finestrino non fregasse una mazza.
You have a problem ? Quasi mi aspettasse al varco. Yes, e gli ho spiegato che se Ming si fosse seduto di fianco ad un finestrino il viaggio sarebbe stato più piacevole per tutti. Trovati i tre volontari che avrei baciato sulla bocca, ci siamo spostati. 


Ca va sans dire che, dieci minuti dopo, l'interesse di Ming per il finestrino, chiuso e aperto duecento volte. fosse scemato mentre era diventato ambitissimo il posto lungo il corridoio, dove io cercavo inutilmente di salvare il vassoietto con la vaschetta rovente del pollo dalle zampate di Tommaso che mi si dimenava in braccio. Mamma, anch'io venire li ! 
L'apice l'abbiamo raggiunto a due minuti dall'annuncio che saremmo presto atterrati, quando, mentre stavo dando la merenda a Tommaso, ho visto Ming abbandonarsi a quella tipica espressione che preannuncia un'imminente produzione odorosa. Matteo, ti scappa proprio adesso ? E si, mamma, adesso. Ma se avessi interrotto l'alimentazione di Tommaso, credo che i suoi ululati si sarebbero sentiti anche in aeroporto, e allora Ming ha prodotto, come sempre del resto, nel pannolino, deliziando la sottoscritta e i passeggeri vicini con un aroma che, in un'altra situazione, avrei facilmente dissolto nell'aria con una rapida apertura del finestrino. Ma, in questa circostanza, saremmo morti tutti per un'altra ragione.
Pazienza, mancava poco. Ancora una mezz'ora e saremmo finalmente scesi sulla terra che mai avrei voluto baciare tanto quanto questa volta. Premedito, comunque, il rientro in nave. 

Commenti

  1. Tutta la mia comprensione di mamma sola viaggiante con nani :)
    Come mi sono ritrovata nei tuoi racconti! Soprattutto la finestra aperta e chiusa un miliardo di volte e le hostess chiamate (anche un miliardo di volte). Puff! Credi che i mariti sopravviverebbero a tale avventura?

    RispondiElimina
  2. Mi ci SUPER ritrovo! Brava zia Anna ��

    RispondiElimina
  3. Che dire... Solo noi mamme siamo in grado di cotanto coraggio.. Una traversata oceanica, 2453465 h tra bus/treno/volo e ancora bus/treno più valige, borsine, valigione, passeggino, due nani per arrivare a destinazione, dire "Mai più! Se riprenditi picchiate i!" e poi caderci ancora un anno dopo.. Tutta mia comprensione!!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Tel Aviv. Il mio amore trasandato

Diamoci un taglio

Mesegavir