UWS e dintorni

Ogni tanto un po' di nostalgia si fa sentire. Faccio finta di niente, mi tappo le orecchie, urlo "la,la,la" a squarciagola, mangio ma appena mi distraggo un attimo, lei è lì che mi aspetta al varco.
E stamattina mi ha beccato poi è arrivato il "magone" a cui è seguito il groppone in gola che però ho opportunamente gestito prima di cedere ai lacrimoni perché no, dai, almeno un po' di dignità.
Ma le risate e la complicità di un gruppo di mamme davanti alla scuola di Tom mi hanno inevitabilmente riportato indietro nel tempo quando, a Montreal, anch'io, la mattina, cazzeggiavo con le mie amiche prima di affrontare una nuova giornata. Quel chiacchiericcio davanti ad un caffè, quello scambio banale di battute o di pettegolezzi ma anche, talvolta, gli sfoghi e le confidenze mi mancano molto.

È solo una questione di tempo, come mi sento ripetere spesso da un team di esperti che non si sono mai allontanati dalla clinica dove sono nati, ormai, nel secolo scorso e poi VEDRAI che ti rifarai delle amicizie anche a Nuiok.
È così, nell'attesa di "vedere", di questa epifania sociale, mi faccio distrarre e consolare dalla città in cui, bisogna dirlo, ho la fortuna di abitare. Perché Nuiok, anzi per essere più precisi il nostro quartiere che è lo UWS (Upper West Side) ossia quella fetta di Manhattan stretta fra l'Ensom (Hudson) river, come lo chiama Matteo, e Central Park, ce la mette proprio tutta per mettermi di buonumore e, di questo, le sono grata.
Vivere nell'UWS è un po' come stare in un grande villaggio molto urbano che, per certi versi, mi ricorda un po' il quartiere di Porta Genova a Milano dove sono nata e cresciuta.
A renderli simili è quella rete di rapporti quotidiani con sconosciuti che, bene o male, entrano comunque a fare parte della tua vita, a partire dalla vigilessa che controlla il traffico all'incrocio davanti alla scuola e che, ogni mattina, mi saluta con il sorriso (ecco, magari questo no, non proprio come a Milano), ai portinai degli stabili attigui al mio sempre pronti alla battuta, alla tipa cinese della lavanderia che mi fa un cenno con la mano quando le passo davanti, alla cassiera del supermercato che mi riconosce sempre, grazie alle performance acrobatiche quando vado a fare la spesa con i due mostri.

Vai a vivere a Manhattan ? Oh my god, ma come farai con i bambini ?, altro commento che mi è stato fatto molto spesso giusto per tranquillizzarmi e farmi partire serena.
Bene, partendo dal presupposto che la popolazione di Manhattan non è composta esclusivamente da maggiorenni, devo dire che qui a Nuiok faccio molto bene con i bambini, anche meglio di quanto potrei fare in altre città, Milano in primis. 
Intanto l'Upper West Side è un quartiere dove, io credo, vivano, oltre ai cani, più bambini che adulti. Non si vedono altro che passeggini, carrozzine e pancioni.
È decisamente un quartiere molto più tranquillo rispetto a Midtown o a Lower Manhattan dove, là si che ti schifano se sei con il passeggino o se ti accompagni ad un bipede che non cammina ad una velocità sostenuta e che, quando scende le scale per entrare in metropolitana, crea, ovviamente, la coda.
Tuttavia non è un quartiere prettamente residenziale dove se hai bisogno di latte la sera ti spari o devi prendere la macchina ed è più sportivo e casual del suo contraltare fighetto, l' Upper East Side dove, certo, non scendi in pigiama a comprare il giornale.
Vicino a noi abbondano supermercati e piccoli spacci aperti fino a tarda sera, ristoranti di ogni tipo molto kids friendly, negozi di vario tipo ma soprattutto dedicati ai più piccoli. 
Poi c'è il parco per stroncarne le energie ed una distribuzione capillare di playgrounds puliti, cintati e controllati dove, pur mantenendo un certo livello di guardia, ci si può anche rilassare e scambiare quattro chiacchiere con qualche altro genitore o, nel mio caso, con qualche nanny sudamericana di passaggio.
In caso di pioggia, basta rifugiarsi al National History Museum a vedere i dinosauri o la balena gigante appesa al soffitto e mangiare patatine e hamburger nel seminterrato oppure infilarsi nel Children Museum sulla 83ma strada. Poi, per gli intellettuali, c'è una sede distaccata della New York Public Library dove l'accesso agli scaffali riservati ai bambini è libero a tutti.
Last but not least, quando piove, si può semplicemente rimanere a casa come faccio spesso io.

Insomma si può sopravvivere sereni con degli infanti anche a Manhattan. E, a mio parere, fa anche tanto bene ai bambini conoscere l'aspetto meno idilliaco della grande città ma, certo, più vero che è presente anche nell'UWS ossia la povertà e la disperazione di tanti individui che rovistano nelle pattumiere, dormono sulle panchine o delirano per strada.
Mamma perché ?, mi sento chiedere tante volte da Matteo visibilmente sorpreso da scene pressoché inesistenti dove abitavamo a Montreal, per non parlare di Taipei. Perché il mondo è complicato e tu sei un bambino estremamente fortunato. E fortunata lo è anche tua madre che tuttavia si concede ancora il lusso di qualche stupida malinconia quando non avrebbe proprio nessuna ragione per lamentarsi.
E, cara Nuiok, anche di questo io ti ringrazio.



 

Commenti

  1. Io penso che un po di nostalgia sia più che giustificata. Sei in una città che non è la tua, con due bambini, non penso sia facile per nessuno. Per quanto viva in una città fantastica, con 1000 esperienze da vivere e cose da vedere in ogni angolo hai sempre lasciato una città dove avevi le tue amiche, la tua routine, la tua vita. Ci vorrà del tempo per creare nuove amicizie e trovare la serenità che avevi a Montreal. Forza!!!

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  2. Lo so, è normale, solo che dopo esserci passata diverse volte ormai, ho pensato di essermi un po' "vaccinata" contro la nostalgia. Non è così e non lo sarà mai. Un giorno mi mancherà anche questo posto sempre che qui non metta, finalmente, le radici. Ciao !

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